Si tratta di approfondimenti dalla lunghezza variabile, dai 15 ai 50 minuti di solito, in cui i singoli universi seriali vengono espansi o celebrati in vari modi: interviste ai registi, ai produttori o agli interpreti; discussioni sui risvolti della trama, easter egg, possibili indizi sugli episodi futuri; collegamenti tra i temi trattati nelle puntate e agganci di attualitĆ , cultura e costume. Nella maggior parte dei casi sono strumenti di marketing molto mirati e dalle grandi potenzialitĆ . Al posto di (o accanto a) press tour impegnativi, interviste con media e giornalisti tradizionali o conferenze stampa classiche – che sono, in molti casi, attivitĆ dispendiose e dispersive – i network preferiscono controllare maggiormente non solo il budget ma anche la narrazione, focalizzandosi sui temi e sulle questioni che più stanno a cuore di ogni singolo progetto.
Se questo ĆØ utile a livello promozionale, ci sono anche risvolti sull’attenzione degli spettatori che possono essere molto vantaggiosi. Questi podcast legati alle serie tv vengono definiti infatti continuation media, ovvero mezzi di comunicazione che proseguono la narrazione seriale oltre ai titoli di coda. Ciò significa che i fan di questa o quella serie possono continuare a rimanere legati ai loro titoli preferiti immergendosi in approfondimenti e ulteriori world building. Alle piattaforme di streaming ciò ĆØ utile mentre il loro modello di business sta cambiando rapidamente: per tenere agganciati gli abbonati i principali streaming stanno abbandonando l’usanza di pubblicare tutti gli episodi di una stagione ma dividendoli in più parti (se non caricandone uno a settimana). I podcast e gli altri contenuti paralleli aiutano a colmare il gap tra una release e l’altra, aumentando attesa e partecipazione.


