Dalla Sicilia arriva il primo Metaverso per aziende


Immaginate di restare comodamente a casa mentre il vostro avatar va in ufficio o incontra i vertici di una azienda che si trova dall’altra parte del mondo. È possibile tenere riunioni, discutere i termini di un accordo o i dettagli di una collaborazione, senza che sia necessario prendere un aereo e affrontare costose trasferte. Lo si può fare in un mondo e in un modo virtuale per abbattere i costi, eliminare la burocrazia, velocizzare gli scambi. L’idea è di un imprenditore 46enne di origine siracusana Arduino Leone. Un sognatore, un visionario che dopo aver lavorato diversi anni come manager in Svezia per conto di una grossa azienda, decide di licenziarsi per realizzare l’idea che da tanto tempo aveva in mente ma che in quella multinazionale non aveva trovato spazio. E così torna in Sicilia e crea la sua azienda, apre una sede a Roma e un’altra nel Paese che lo aveva adottato, la Svezia. La prima cosa che gli chiedo incontrandolo nella sede della D-Service nel centro di Palermo è per quale motivo organizzare meeting e incontri tra aziende in un metaverso quando esistono già le chat e le videochiamate. La sua risposta è immediata e semplice. “Prima di possedere uno smartphone chiamavi con un vecchio telefono e inviavi sms, e prima ancora usavi la cabina telefonica. Torneresti indietro?” Spiazzante, direi, tanto quanto affascinante è questa nuova frontiera delle comunicazioni virtuali.

Come si sviluppa un mondo digitale

Arduino mi mostra il team che lavora sul progetto. “Abbiamo un gruppo variegato di figure professionali” mi dice “ognuna con peculiarità essenziali per poter sviluppare al meglio un prodotto complesso come un mondo digitale, ovvero 3dArtist, architetti, sistemisti, programmatori, fullstack developers, esperti in cyber sicurezza e ancora consulenti di design, ingegneri informatici, ingegneri gestionali, product manager, Grafici 2d, esperti traduttori”.

Cosa si può fare in questo Metaverso

Sono davvero tante le at­ti­vi­tà che i vari uten­ti/​ava­tar possono svol­ge­re in que­sto spa­zio di ibri­da­zio­ne tra real­tà fi­si­ca e di­gi­ta­le . Al mo­men­to sono cin­que i tools pre­vi­sti: lo sche­da­rio per po­ter con­sul­ta­re e scam­bia­re i do­cu­men­ti, un per­so­nal com­pu­ter per par­te­ci­pa­re alle vi­deo-con­fe­ren­ze, un te­le­vi­so­re per vi­sio­na­re la pre­sen­ta­zio­ne di un’a­zien­da o al­tro ma­te­ria­le pub­bli­ci­ta­rio, un ava­tar ad hoc per at­ti­va­re  la co­mu­ni­ca­zio­ne via chat, un to­tem per ac­cor­cia­re i tem­pi per rag­giun­ge­re un de­termi­na­to luo­go.

“Il nostro obiettivo è creare aggregazione tra le imprese, facilitarne la cooperazione e  la collaborazione riducendo le distanze, sia in termini di spazio che di tempo. La città digitale che abbiamo progettato – spiega Leone – è suddivisa per aree tematiche e quartieri, all’interno dei quali ogni azienda ha la possibilità di avere un proprio ‘mini-metaverso’ personalizzato, e di ricreare quindi uffici, stanze cui poter accedere per consultare i documenti, l’auditorium dove organizzare le riunioni, e persino la stanza del Presidente per poter avere un appuntamento con lo stesso”.

La sede (virtuale) di Confapi Sicilia

Ogni ufficio, ogni edificio può essere riprodotto secondo il modello originale oppure reinventato, e il primo a cui il team della D -Service ha lavorato è quello di Confapi Sicilia, confederazione che racchiude nell’isola 300 piccole e medie aziende; la prima associazione datoriale ad entrare in un metaverso. “Stiamo progettando un sogno, un mondo parallelo che ci darà modo di accorciare notevolmente gli spazi fisici e temporali, e dunque di fare rete più facilmente mi racconta la presidente Dhebora Mirabelli, attratta non solo dalla praticità, dalla funzionalità, dal risparmio di tempo e risorse ma anche dalla possibilità di portare con sé la bellezza. “Il Confapiverso è anche la rappresentazione di ciò che di bello ma poco conosciuto c’è nel mondo reale ecco perché abbiamo fatto entrare anche l’arte nel nostro metaverso”. Tra uffici e sale riunioni appaiono i monoliti curati da Tiziana Serretta, opere internazionali inserite dall’Onu tra quelle che promuovono lo sviluppo sostenibile, attraverso il linguaggio dell’arte. “Ospitati nel corso di un evento nel quartier generale ONU di NY, battezzato Spirituality in the Material , i monoliti incarnano il fine che perseguono le aziende che aderiscono a Confapi, ovvero eticità e sostenibilità” mi spiega Tiziana Serretta. “I monoliti testimoniano che anche l’arte può non rimanere arroccata nella sua distaccata torre eburnea ma ha il dovere di impegnarsi per una società migliore.  E infatti la pittura e scultura contenute nei monoliti diffondono messaggi sulle pari opportunità, l’inclusione multietnica e religiosa, l’importanza del valore dello sviluppo delle infrastrutture ambientali e sociali”.



fonte : skytg24