Tutto, o quasi, in pausa. E se ne riparla a data da destinarsi. AI Act, Digital Service Act e Digital Markets Act a rischio. La Commissione europea si prepara a chiudere lāanno praticamente con un nulla di fatto sui dossier più importanti sul fronte del digitale e addirittura starebbe per fare dietrofront su molte misure.
I riflettori in questo momento sono puntati in particolare sullāAI Act su cui una serie di aggiustamenti rischiano di minare lāintero impianto della strategia indebolendola e minandola nella sostanza. E anche per quel che riguarda Digital services Act e Digital markets act ci potrebbero essere dei ripensamenti importanti. Per non parlare del Digital networks act e dello Space act che prima ancora di vedere la luce sono giĆ divenuti oggetto di ācontenziosiā. Da quando ĆØ stato siglato, lo scorso agosto, lāaccordo sui dazi fra Stati Uniti ed Europa si ĆØ assistito ad una progressiva escalation di pressioni da parte delle big tech che spalleggiate dal governo Trump puntano a ottenere un ammorbidimento su tutti i fronti.
I punti di pressione sull’Europa
SullāAI act slittamento di un anno per le sanzioni
La legge sullāintelligenza artificiale ĆØ entrata in vigore ad agosto 2024 ma per la piena attuazione la deadline ĆØ stata comunque fissata ad agosto 2027 con un passaggio intermedio importante nel 2026. Ma secondo indiscrezioni del Financial Times le prime modifiche al āribassoā dovrebbero essere presentate giĆ il prossimo 19 novembre nellāambito del pacchetto Digital Omnibus sulle semplificazioni nel digitale. Indiscrezioni giĆ confermate considerato che il 7 novembre, in occasione del briefing quotidiano con la stampa, il portavoce della Commissione europea per la SovranitĆ digitale, Thomas Regnier, ha detto che āĆØ in corso una riflessioneā. āNel settore dell’intelligenza artificiale stanno accadendo molte cose: gli standard sono in ritardo, ci sono preoccupazioni da parte dell’industria e degli Stati membri. In questo contesto, abbiamo in arrivo un āomnibus digitaleā, e quello sarebbe il quadro appropriato per affrontare alcune di queste preoccupazioni. Ma nessuna decisione ĆØ stata ancora presaā, ha puntualizzato il portavoce nel tendere però una mano agli Stati Uniti, segno di una situazione che si sta facendo critica: āSiamo pronti ad ascoltare le loro preoccupazioni rispetto alla legislazione europea e all’impatto che può avere sulle loro attivitĆ in Europa e sulle nostre relazioni complessiveā. E da quanto si apprende la modifica più importante riguarderebbe il rinvio di un anno, da agosto 2026 ad agosto 2027 dellāapplicazione delle sanzioni per le violazioni delle nuove norme al fine di “concedere tempo sufficiente ai fornitori e agli utilizzatori di sistemi di AI per adeguarsiā.
Trema lāindustria delle Tlc, sfilacciamento sul Digital networks act
CriticitĆ sulla nuova legge sulle reti digitali, il Digital networks act: la strategia definitiva era stata promessa entro fine anno ma la Commissione Ue prende tempo e se ne riparla non prima di fine gennaio 2026, a patto che si arrivi a una quadra. Troppe le difformitĆ di visione da parte degli Stati membri in particolare su due questioni: lo switch off delle reti in rame e il rafforzamento del Berec, lāautoritĆ europea di regolazione.
Sul primo fronte la Germania in particolare avrebbe detto no alla deadline inizialmente proposta al 2030, considerata troppo ravvicinata. E riguardo al potenziamento del Berec sarebbero molte le authority nazionali che avrebbero storto il naso per il timore di perdere peso e potere nei rispettivi paesi anche se la motivazione ufficiale sarebbe quella della diversitĆ di condizioni di mercato. Insomma, si allontana il progetto di mercato unico delle Tlc. Dal testo a cui si sta lavorando sarebbero sparite la revisione delle norme sulla net neutrality e sulla questione del āfair shareā per riequilibrare le condizioni di mercato fra telco e big tech non ĆØ chiaro dove si voglia andare a parare: dai nuovi āobblighiā in capo agli over the top per contribuire agli investimenti nelle reti in fibra si sarebbe passati a ācollaborazioniā fra le parti non meglio specificate e definite nei dettagli.
Lo Space act ĆØ da rivedere da capo a piedi
Riguardo allo Space Act gli Stati Uniti si sono giĆ detti ufficialmente contrari definendo āinaccettabileā la proposta dellāEuropa poichĆ© ostacolerebbe le aziende americane, restringendone il campo dāazione. Il Dipartimento di Stato Usa nel documento di 13 pagine in risposta alla consultazione pubblica avviata a luglio dalla Commissione europea ha elencato tutti i ācapitoliā da rivedere se lāEuropa non vorrĆ incorrere nel rischio di ritorsioni per effetto del mancato rispetto degli impegni assunti nell’accordo quadro tra del 21 agosto quello sui dazi. āL’attuale bozza dell’Eu Space Act contraddice lo spirito dellāaccordoā, ha scritto a chiare lettere il Dipartimento americano invitando lāEuropa a āconsentire una cooperazione più agevole con il Governo degli Stati Uniti e l’industria, anzichĆ© introdurre ulteriori barriere alla cooperazioneā.
Dsa e Dma, le lettere dellāEuropa che restano nel cassetto
La Commissione europea continua a inviare lettere ai colossi del digitale richiamandoli al rispetto del Digital Services Act e del Digital Markets Act ma a suon di ricorsi da parte degli interessati i tempi si allungano a dismisura anche per quel che riguarda lāapplicazione delle sanzioni. Per stare alle notizie di cronaca riguardo alle violazioni del Regolamento europeo sui mercati digitali (Dma) da parte di Meta e Apple, appena il 10 novembre un portavoce dell’esecutivo europeo durante la conferenza stampa a Bruxelles ha dichiarato che āi casi possono ancora essere risolti. Stiamo dialogando con entrambe le aziende. Tutte le opzioni restano aperteā, ma a quanto si apprende le due aziende non avrebbero ancora presentato misure concrete e risolutive.
Apple e Google hanno nelle scorse settimane hanno criticato aspramente il Dma a dimostrazione di quanto si stia facendo critico il ādialogoā con lāEuropa. E riguardo al Dsa la Federal Trade Commission, ossia lāAntitrust Usa lo scorso agosto ha invitato i colossi del digitale a non conformarsi alle regole Ue se queste sono in contrasto con le leggi americane in particolare nel caso sia messa a rischio la libertĆ di espressione e soprattutto la sicurezza dei cittadini degli Stati Uniti.


