Per dimostrarlo, il team ha generato in laboratorio cellule con funzioni analoghe ai tam, isolando monociti dal sangue e differenziandoli secondo un protocollo brevettato senza contatto con cellule tumorali vive: “il cancro è rimasto solo fonte di ispirazione”, precisa Decimo. Una volta trapiantati nel midollo spinale lesionato dei topi, i macrofagi hanno stimolato la ricrescita assonale e la sopravvivenza neuronale, promosso la formazione di nuovi vasi, frammentato la cisti fibrotica che divideva il midollo e ridotto l’infiammazione cronica. Il risultato: recupero motorio significativo, diminuzione della spasticità e capacità di camminare di nuovo.
Un contributo chiave è arrivato dal Francis Crick Institute di Londra, che ha usato tomografia a raggi X ad altissima risoluzione per restituire le forme di vasi e cisti prima e dopo il trattamento. Le immagini parlano chiaro: nei topi non trattati la cisti resta un blocco invalicabile; in quelli trattati si frantuma, lasciando spazio alla rigenerazione. “Senza questa tecnologia così avanzata, sarebbe stato impossibile vederlo” ammette Decimo
Ictus, traumi cerebrali, fibrosi cardiaca
La portata della scoperta non si esaurisce sulla lesione del midollo spinale. Il meccanismo identificato si può provare ad applicare a qualsiasi contesto con degenerazione e perdita di tessuto. “La nostra ricerca mostra che si può traslare un certo tipo di cellule da un contesto a un altro, sfruttando in modo efficace alcune loro funzionalità” dice Decimo. Perché quindi non continuare a estenderne i possibili benefici?
Per l’ictus, per esempio, o per i traumi cerebrali e, in prospettiva più lunga, per la fibrosi cardiaca. “Tutte le patologie in cui si verificano degenerazione e perdita di tessuto sono da considerare per le future sperimentazioni”, precisa Decimo. Gli studi attualmente in corso mirano infatti a dimostrare l’efficacia non solo nelle lesioni acute e subacute del midollo spinale (entro le sei settimane dal trauma), ma anche nella fase cronica, che rappresenta la grande maggioranza dei casi.
La scoperta ha anche illuminato un secondo filone strategico, dalla parte del tumore. Proprio perché i macrofagi associati al tumore promuovono l’innervazione della massa tumorale, e questa innervazione contribuisce alla sua aggressività, i ricercatori hanno identificato possibili bersagli molecolari contro cui agire per ridurre la progressione di alcuni cancri. È un doppio valore scientifico: lo stesso meccanismo che suggerisce cure per il sistema nervoso offre anche indizi per combattere il tumore stesso.
Lo spin off pronto per il mercato
Portare una terapia cellulare dal laboratorio ai pazienti richiede risorse enormi — di ordini di grandezza superiori a quelle che un dipartimento universitario può mettere in campo. Nel 2021, contestualmente alla deposizione del brevetto per la produzione cellulare (già concesso a livello europeo), i ricercatori autori della scoperta hanno fondato Hemera, uno spin-off dell’Università di Verona e della Statale di Milano.

