La sentenza con cui venerdì la Corte suprema degli Stati Uniti ha giudicato illegittima gran parte dei dazi imposti nei mesi scorsi dal presidente Donald Trump potrebbe fare la fortuna di alcuni fondi di investimento particolarmente lungimiranti.
La scommessa contro i dazi di Trump
Quando lo scorso aprile Trump ha introdotto un’ondata di imposte sull’importazione di merci estere, diversi hedge fund e società di investimento specializzate hanno iniziato a scommettere sulla possibilità che i tribunali sarebbero intervenuti giudicando la misura illegale: lo hanno fatto acquistando a prezzo scontato i diritti sugli eventuali rimborsi da importatori in difficoltà, disposti a rinunciare a un possibile risarcimento futuro in cambio di liquidità immediata.
“Ci siamo detti che Trump stava applicando la legge in modo irrazionale”, spiega Thomas Braziel, fondatore della società di investimento 117 Partners, che afferma di aver acquistato con fondi propri crediti sui rimborsi dei dazi per un valore di 925mila dollari. “Era questa la scommessa”.
Diverse società di Wall Street hanno fatto da intermediari di queste operazioni. E anche se solo un numero ristretto di hedge fund ha partecipato a questo tipo di scambio, quelli effettivamente coinvolti in genere hanno acquistato crediti per decine di milioni di dollari, racconta Neil Seiden di Asset enhancement solutions, una delle aziende che ha favorito gli accordi. “Non erano interessati a operazioni di piccola entità”, aggiunge.
Ora che la Corte suprema ha stabilito che il governo Trump non poteva varare i dazi sulla base dell’International emergency economic powers act (Ieepa), la legge federale usata dall’amministrazione statunitense per giustificare le imposte sull’import, gli investitori che avevano scommesso contro Trump si preparano a moltiplicare il capitale iniziale. Braziel afferma che il suo investimento potrebbe fruttargli un ritorno pari a otto volte l’investimento.
Tra rimborsi incerti e i nuovi dazi di Trump
Pur avendo dichiarato illegali i dazi basati sull’Ieepa, il massimo tribunale degli Stati Uniti non ha però chiarito se il governo dovrà rimborsare le aziende. “È la domanda da miliardi di dollari”, commenta Seiden. “Tutti sono in una fase di grande incertezza”.

