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Deepfake, che cosa dice la nuova legge italiana

di webmaster | Mar 16, 2026 | Tecnologia


La capacità dell’intelligenza artificiale generativa di imitare voce e volto con precisione crescente ha trasformato i deepfake in una minaccia concreta per reputazione personale, sicurezza e fiducia pubblica. Video e audio falsificati possono orientare decisioni economiche, compromettere carriere e falsificare l’informazione. L’ordinamento italiano sta reagendo con strumenti normativi che mirano a proteggere l’identità digitale in modo organico.

Un primo intervento è arrivato con la Legge 132/2025, che ha introdotto nel codice penale il reato di diffusione illecita di contenuti generati o manipolati tramite AI. Ma per affrontare un fenomeno che coinvolge autori, piattaforme e utenti, servono strumenti più completi. In questa direzione si colloca il Disegno di Legge 644, attualmente all’esame del Senato.

L’Italia si inserisce in un percorso già avviato a livello internazionale. In Danimarca, nel giugno 2025 è stata approvata una riforma storica del copyright – la prima del genere in Europa – che sancisce il diritto di ogni persona al proprio corpo, volto e voce, vietandone la replica digitale senza consenso. La normativa consente alla persona colpita da deepfake di richiedere la rimozione dei contenuti dalle piattaforme e riconosce agli artisti un risarcimento per usi non autorizzati, con tutela fino a 50 anni dopo la morte. Negli Stati Uniti, il No Fakes Act mira a riconoscere un controllo esclusivo sull’autorizzazione per l’uso digitale di immagine e voce, trasferibile agli eredi fino a 70 anni post mortem, e introduce meccanismi strutturati di segnalazione e rimozione rapida dei contenuti falsi.

Cosa prevede il DDL 644

Il disegno di legge italiano va nella stessa direzione: attribuisce a ogni individuo il diritto esclusivo sulla propria identità personale, anche quando ricreata dall’AI. È vietata qualsiasi riproduzione, imitazione o diffusione senza consenso esplicito, informato e documentato, del nome, immagine, voce, espressione facciale e identità visiva e sonora, anche quando riprodotti, simulati o modificati da strumenti di AI. La norma si applica anche agli usi artistici o satirici, se lesivi della dignità o reputazione, aprendo però un importante tema di bilanciamento tra tutela dell’identità e libertà di espressione.

Una novità di rilievo che il legislatore sta valutando di introdurre è la presunzione di danno: in caso di deepfake, si presume che la vittima subisca un danno e sarà l’autore della manipolazione a dover dimostrare il contrario. È un cambio di prospettiva che rafforza la posizione delle vittime, spesso gravate da oneri probatori elevati. Il DDL introduce poi un obbligo di trasparenza: chi diffonde contenuti generati o alterati dall’AI dovrà dichiararlo chiaramente, in linea con l’AI Act europeo e il Code of Practice di prossima implementazione. Le piattaforme digitali dovranno predisporre meccanismi di segnalazione e rimozione rapida, coerenti con il Digital Services Act.

Dal punto di vista pratico, il DDL fornirebbe al soggetto danneggiato, se il testo fosse confermato, strumenti di reazione che si aggiungono al ventaglio di azioni già oggi disponibili. Dalla segnalazione con richiesta di take-down indirizzata alle piattaforme che diffondono i deepfake, alla segnalazione al Garante Privacy quando ricorrono i presupposti; dall’instaurazione di contenziosi civili volti ad ottenere la cessazione della condotta illecita e il risarcimento del danno, fino al ricorso, nei casi più gravi, all’autorità penale. L’ordinamento italiano, infatti, già offre solidi presidi a tutela dei diritti della personalità, anche se la disciplina è frammentata e presenta temi di coordinamento interno.

Perché è un passaggio decisivo

Il DDL 644 prende atto che la risposta italiana al fenomeno dei deepfake – pur rafforzata dalla L. 132/2025 – non può dirsi ancora compiuta. L’attuale assetto normativo, frammentato tra codice civile, legge sul diritto d’autore, codice penale e disciplina in materia di protezione dei dati personali, impone alle vittime un percorso complesso e privo di un riferimento unitario. Il disegno di legge sembra proporsi di colmare la lacuna, attraverso un intervento organico che pone al centro la persona e la sua identità digitale.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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