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Da Wired.it :

Quest’ultimo Diabolik è stato concepito e girato insieme al secondo, e di quello prosegue lo stile e i cambiamenti (principalmente il fatto che nella parte protagonista ci sia Giacomo Gianniotti e non più Luca Marinelli), soprattutto prosegue la linea di trama che pareva più interessante, quella di Ginko, unico vero personaggio sensato della saga, che in Diabolik – Ginko all’attacco! aveva una maggiore centralità e qui è sostanzialmente una spalla a cui viene regalata la chiusura di un cerchio alla fine. Niente di più.

Purtroppo nella lettura che fanno i Manetti delle origini di Diabolik non c’è niente. Ci sono i fatti e il racconto come è stato concepito originariamente ma non c’è nulla che dica qualcosa che vada al di là di quello. Questo Diabolik cinematografico, dopo tre film, è un non-personaggio di cui conosciamo le caratteristiche base, il modus operandi, l’amore per Eva Kant e basta, e così il suo mondo non ha nessuna lettura, al di là delle sue avventure sofisticate nel mondo del furto di gioielli. Cosa questo personaggio dica del suo tempo (quello in cui è stato inventato), del nostro tempo (quello in cui la sua storia è ri-raccontata e quindi rilanciata per un pubblico in teoria più ampio) o anche solo del suo genere, del cinema, dei fumetti ma se vogliamo anche cosa possa dire sui temi che tratta (avidità, sentimenti, rivalità…) è niente. Saremmo noi in teoria a dovercelo leggere ma questi tre film faticano così tanto a fare cinema da non lasciare spiragli.



[Fonte Wired.it]