Era un Bowie scintillante, in gran forma quello di A Reality Tour. Eppure, quella sera in Germania, in un attimo tutto cambiò. Per dieci anni non abbiamo saputo niente, o quasi, di David Bowie. Lo abbiamo visto ospite in alcuni concerti, molto raramente, in alcuni film (tra cui The Prestige di Christopher Nolan, in cui interpretava Nikola Tesla) e poco altro. Tanto che Rolling Stone Italia, nel 2012, uscì con una copertina che titolava “Che fine ha fatto David Bowie?”, provando a cercare sue tracce a New York. Poi, dieci anni dopo lo stop, ecco The Next Day, uscito a sorpresa, con una gioia immensa per i fan e chiunque ami la musica. In regia c’è ancora Visconti, che, su volere di Bowie, aveva lavorato in grande segretezza. “Ci siamo ripromessi di non dire a nessuno che David e noi stavamo lavorando a un nuovo album, coinvolgendo persino i nostri partner. Il suo duplice scopo era scrivere e creare senza pressioni esterne, e voleva anche che l’uscita fosse una sorpresa totale” ha raccontato il produttore. “Tutto è andato alla grande, tranne quando è stato visto un paio di volte mentre andava e veniva dallo studio The Magic Shop a Noho, Manhattan, con sopracciglia perplesse. Una volta sono stato fermato da un fan che mi ha riconosciuto e mi ha chiesto: “David Bowie sta lavorando a un nuovo album?”. Ho risposto: “Assolutamente no!”. Più tardi, quando avevamo i mix grezzi dei nostri lavori, camminavo per Manhattan con un gran sorriso stampato in faccia. Nessuno poteva sapere che stavo ascoltando nuove canzoni di Bowie con gli auricolari”. “Here I Am, Not Quite Dying”, “eccomi qua, non proprio morente”, canta Bowie nell’arrembante title-track che apre l’album, ed è già una dichiarazione d’intenti. La prima canzone del disco sembra uno dei brani ritmati tratti da Low o “Heroes”. E tante cose fanno riferimenti alla Trilogia Berlinese, a partire dalla copertina, che riprende quella di “Heroes”, ma con un riquadro bianco a ricoprire l’immagine di Bowie. Per arrivare a Where Are We Now?, la struggente ballad che è stato il singolo di lancio, che sembra fare riferimento ai momenti passati, a quegli anni. Quello di The Next Day è un rock dritto, essenziale, eppure con quelle melodie oblique e sfuggenti che solo Bowie sembra essere in grado di creare. È un ritorno vitale, un album che non sembra quello di un sessantenne. E poi quelle sessioni hanno prodotto così tante canzoni che quelle tracce aggiuntive, insieme a due remix, sono state incluse nel disco The Next Day Extra.


