Grafici interattivi, numeri aggiornati in tempo reale, open data scaricabili. A metterli a disposizione sono le dashboard di PagoPA, la società che fa silenziosamente da trait d’union tra tante azioni abituali: pagare un tributo locale o una multa, mostrare la patente dallo smartphone, ricevere una notifica sull’avanzamento di una pratica. Ciascuna di queste operazioni si basa sui dati e ne genera di nuovi. E sono proprio questi dati che, messi insieme, raccontano come funzionano davvero i servizi pubblici digitali.
L’ecosistema digitale di PagoPA, dai pagamenti alla notifica degli atti
Riavvolgiamo il nastro. PagoPA è una società per azioni che finora è stata controllata al 100% dal ministero dell’Economia e delle finanze (Mef) – ma Istituto poligrafico e Zecca dello Stato (Ipzs) e Poste Italiane hanno deciso di rilevarla: manca solo il via libera delle autorità competenti. Fondata nel 2019, oggi conta circa 420 dipendenti (oltre il 70% proviene dal privato) e ha chiuso il bilancio 2024 con un valore della produzione pari a 125,8 milioni di euro. Il suo compito è progettare, sviluppare e gestire piattaforme digitali interconnesse per gli enti pubblici.
Quella che dà il nome all’azienda la conosciamo: pagoPA è il sistema digitale attraverso cui, solo nel 2025, sono passati 428 milioni di pagamenti verso la pubblica amministrazione per un controvalore che sfiora i 100 miliardi di euro. Sono invece 13,6 milioni i cittadini che nell’ultimo anno hanno aperto l’app IO per aggiungere documenti al wallet, gestire scadenze e pagamenti, aprire notifiche digitali; in una parola, per dialogare con la PA. 18,7 milioni gli atti a valore legale notificati attraverso SEND. Di recente molti si sono imbattuti in PARI, la piattaforma con cui accedere a bonus, contributi e agevolazioni (il bonus elettrodomestici, per citarne uno).
Poi ci sono sistemi con cui noi cittadini non ci interfacciamo direttamente, come la Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND) con cui gli enti pubblici condividono reciprocamente informazioni e documenti.
Cosa c’è nelle dashboard pubbliche di PagoPA (open data compresi)
I dati sulle quattro piattaforme pubbliche non li abbiamo recuperati attraverso una richiesta di accesso agli atti, né leggendo un report interno. Sono nelle dashboard che chiunque può consultare – e che sono state recentemente rinnovate. “Quando parliamo di dati in ambito pubblico, la trasparenza è un valore importantissimo”, sottolinea a Wired Italia Riccardo Fusari, head of strategic coordination & data di PagoPA. “Per ogni dashboard abbiamo una sezione In numeri aggiornata quotidianamente. Abbiamo arricchito i dati, abbiamo rielaborato la veste grafica per renderli ancora più comprensibili e abbiamo aggiunto una sezione Open data da cui scaricarli a scopo di analisi e ricerca”.
Dai dati alle decisioni: misurare cosa funziona, e cosa no, per migliorare i servizi pubblici
Quella rappresentata nelle dashboard è la punta dell’iceberg, perché servizi come quelli di PagoPA vivono grazie alla capacità di gestire i dati. “Usiamo i dati per molteplici finalità, da monitorare il tasso di utilizzo dei servizi a indirizzare gli sviluppi di nuove funzionalità”, conferma il chief data officer Michelangelo Quaglia. Tutto questo – ci tiene a precisare – all’insegna dei principi di privacy by design e privacy by default sanciti dal regolamento europeo sulla protezione dei dati (Gdpr). “Nei nostri database di analisi non esistono dati personali, adottiamo tecniche avanzate di anonimizzazione o pseudo-anonimizzazione per poterli comunque analizzare e trarre evidenze utili”, chiarisce.


