Ancora un cyberattacco ai danni delle istituzioni nazionali. Questa volta è il Ministero degli Interni a finire nel mirino dei cybercriminali cinesi, che riescono a superare le difese dei sistemi informatici e mettere le mani sui dati sensibili di migliaia di agenti impegnati in attività legate all’antiterrorismo, al controllo sulle comunità straniere e al tracciamento dei dissidenti di Pechino che vivono nel nostro paese. Un attacco, messo a segno tra il 2024 e il 2025, che non ha portato al sabotaggio dei sistemi informatici del Viminale, ma si è limitato al solo furto di nomi, incarichi e sedi operative di ben 5000 agenti Digos, il che ha sollevato non poche preoccupazioni riguardo una possibile matrice di spionaggio del cyberattacco. Per il momento, però, non è dato sapere nulla di più dell’accaduto.
Il contesto diplomatico
La scoperta dell’attacco ai sistemi del Ministero dell’Interno arriva in un momento particolarmente delicato per i rapporti diplomatici tra Cina e Italia. Nel 2024 il ministro Matteo Piantedosi ha avviato un piano di cooperazione triennale con il suo omologo cinese Wang Xiaohong al fine di combattere criminalità organizzata e traffico di droga. Un progetto portato avanti nel corso degli anni, durante i quali le delegazioni dei due paesi si sono incontrate in più occasioni. Ed è stata proprio in una di queste che il PM Luca Tescaroli si è reso conto che i “colleghi” cinesi conoscevano sin troppi dettagli delle operazioni condotte sul campo dalle autorità italiane.
Dati i dubbi, subito è scattato l’allarme che potesse essere accaduto qualcosa al Viminale, e così sono stati avviati i controlli del caso, che hanno portato alla luce l’attacco che ha permesso ai cybercriminali di entrare in possesso dei dati sensibili degli agenti italiani. Una scoperta che ha momentaneamente congelato i rapporti tra Cina e Italia, in attesa di fare luce sulla questione.


