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Dipendenza da app: come funziona, perché ci riguarda tutti e come disintossicarsi

di webmaster | Apr 11, 2026 | Tecnologia


Era il 2007 quando Steve Jobs presentava il primo iPhone. In meno di vent’anni, gli smartphone sono diventati una sorta di protesi inseparabile del nostro corpo, popolati da decine di applicazioni che utilizziamo per comunicare, lavorare, informarci, intrattenerci, fotografare, acquistare. Una relazione talmente stretta e un utilizzo così costante da far temere che l’intera società abbia sviluppato una dipendenza dalle app e dagli smartphone.

I numeri, in effetti, confermano da tempo questi timori. Secondo le ricerche più recenti, ognuno di noi trascorre in media oltre 4 ore e mezza con lo smartphone in mano, controllandolo circa 150 volte al giorno, una ogni nove minuti. Se non bastasse, l’84% delle persone guarda per la prima volta il telefono entro dieci minuti dal risveglio. In pratica, non riusciamo a stare lontani dal telefono se non quando dormiamo. E a volte nemmeno in quel caso, visto quanto è diffusa l’abitudine di dare una rapida controllata anche quando ci svegliamo nel cuore della notte.

Perché siamo così dipendenti dalle app? La cosa più importante da sapere è che non siamo noi a essere deboli e privi di forza volontà, ma che i social network e la maggioranza delle applicazioni sono state esplicitamente progettate per creare dipendenza e catturare la nostra attenzione il più a lungo possibile. Come ha dimostrato l’ex designer di Google Tristan Harris, i meccanismi che governano app e social sono infatti gli stessi impiegati per tenere le persone incollate alle slot machine.

Come funziona la dipendenza da app

Non è un parallelismo forzato: sia le app sia le slot machine, per conquistare la nostra completa attenzione, fanno leva sulla dopamina, una sostanza prodotta dal nostro cervello che regola – tra le altre cose – tutto ciò che ha a che fare con i premi e le ricompense. Per la precisione, la dopamina è un un neurotrasmettitore che rilascia una breve sensazione di piacere nel momento stesso in cui portiamo a termine un compito o riceviamo una gratificazione. Ma perché la dopamina esercita tutto questo potere su di noi?

Per capirlo, bisogna tornare parecchio indietro nel tempo. Si pensa infatti che il nostro cervello abbia imparato a produrla per incentivarci al sostentamento e a prenderci cura della nostra famiglia. Per esempio: immaginate di essere un uomo delle caverne che deve regolarmente andare a caccia di cervi o di cinghiali per nutrire se stesso e la sua famiglia. La caccia è faticosa, può impiegare ore o anche giorni. Dopo un po’, la stanchezza si fa sentire, assieme a fame e sete. Le gambe sono pesanti. Il nostro corpo ci sta suggerendo di lasciar perdere, di sdraiarci e riposarci un po’. All’improvviso, un cinghiale compare a una certa distanza: d’un tratto, non sentiamo né sete né stanchezza, ma solo il desiderio di conquistare la preda. Nel momento in cui scocchiamo la freccia e colpiamo l’animale, una scossa di piacere data dalla dopamina attraversa tutto il corpo.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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