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Diplomazia dei panda, cosa sta cercando di dire la Cina al Giappone con la partenza di Xiao Xiao e Lei Lei

di webmaster | Gen 26, 2026 | Tecnologia


Dal punto di vista cinese è un affare perfetto. I panda attirano milioni di visitatori, migliorano l’immagine internazionale del paese e diventano un segnale visibile dello stato dei rapporti bilaterali. Se sono buoni, arrivano i panda, se peggiorano, partono. È soft power allo stato puro. Nessuna minaccia o sanzione, solo tanto bambù e un messaggio chiarissimo che, però, non è accompagnato da nessuna nota ufficiale se non uno zoo più vuoto sia dentro che fuori le gabbie.

Tra contratti, affari e messaggi (ben poco) subliminali

Dietro la tenerezza dei panda si muove una logica molto concreta. I prestiti sono spesso legati a grandi accordi commerciali o a momenti chiave della politica estera cinese. La presenza di panda in un paese segnala cooperazione, fiducia e apertura. D’altro canto, la loro assenza racconta distanza politica, freddezza e dissenso. E negli ultimi anni questo meccanismo è diventato sempre più palese.

Uno degli esempi più noti risale proprio al 1972, anno in cui la Cina regalò due panda giganti agli Stati Uniti, in seguito alla storica visita dell’allora presidente statunitense Richard Nixon a Pechino. I panda Ling-Ling e Hsing-Hsing arrivarono allo zoo di Washington come simbolo plastico della fine di decenni di isolamento reciproco. Pochi animali hanno rappresentato un cambio di rotta geopolitico in modo così efficace. Anni dopo, però, il mancato rinnovo di alcuni contratti ha portato al rientro dei panda in Cina, in parallelo con l’inasprirsi delle tensioni tra Washington e Pechino. E poi ancora: il ritorno dei panda allo zoo di San Diego nel 2024 è stato interpretato come un possibile segnale di disgelo prima di nuovi (attualissimi) irrigidimenti.

Nel 2011, il prestito di due panda allo zoo di Edimburgo, in Scozia, è coinciso con le trattative per i contratti di fornitura di carne di salmone, veicoli Land Rover e tecnologie energetiche alla Cina.

Dal 2009 al 2024, lo zoo di Adelaide, in Australia, ha ospitato Wang Wang e Fu Ni, gli unici panda giganti dell’emisfero australe. Il loro arrivo aveva accompagnato una fase di cooperazione con la Cina; il loro rientro è avvenuto dopo anni di rapporti altalenanti, tra tensioni commerciali e tentativi di riavvicinamento diplomatico. Alla scadenza del contratto, il rinnovo non è arrivato, lasciando un vuoto tutt’altro che simbolico.

Alla fine, per la Cina, la geopolitica può davvero essere raccontata attraverso un animale. Il panda, simbolo di dolcezza e apparente inoffensività, porta con sé un peso diplomatico tutt’altro che leggero, proprio come Pechino sulla scena internazionale. È un’immagine rassicurante, pensata per attrarre e disarmare, ma non priva di ambiguità. Perché sotto l’aspetto pacifico, il panda resta un animale potente, capace di diventare aggressivo se minacciato. Una metafora che la Cina coltiva con cura: gentile quando i rapporti sono distesi, molto meno quando le linee rosse vengono superate.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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