In tutti questi casi, la restrizione punta a evitare che bambini e adolescenti si espongano precocemente ai rischi legati a un uso intensivo di internet. Diversi esperti tuttavia avvertono che il solo blocco degli accessi potrebbe non essere sufficiente a raggiungere questo obiettivo, sottolineando la necessità di considerare altri fattori chiave per evitare che la misura resti puramente simbolica o addirittura controproducente.
Josep Maria Suelves, ricercatore del Behavioural Design Lab dell’eHealth Centre for Human and Planetary Health, ha spiegato a Smc España che vietare l’accesso ai social network ai minori di 16 anni sarà complesso nella pratica. “L’accesso al tabacco e alle bevande alcoliche è vietato ai minori, ma nonostante questo molti entrano in contatto con queste sostanze prima dei 18 anni. Se non vengono garantiti meccanismi efficaci di applicazione, il divieto potrebbe trasformarsi in una misura più simbolica che realmente efficace”, ha osservato.
Secondo Suelves, il divieto dovrebbe essere accompagnato da altri interventi, come una regolamentazione del design delle piattaforme digitali per evitare che siano intrinsecamente orientate alla dipendenza. “Limitare pratiche come lo scroll infinito o i sistemi di ricompensa costante potrebbe essere persino più efficace di un divieto rigido”, ha aggiunto, sottolineando la necessità di un approccio integrato.
Paloma Llaneza, amministratrice delegata di Razona Legaltech ed esperta di identità digitale, ha messo in guardia sui rischi legati ai sistemi di verifica dell’età, che devono essere progettati con estrema cautela per non mettere a rischio i dati personali degli utenti. “Qualsiasi meccanismo di verifica deve garantire la privacy delle persone. Se parliamo di sovranità digitale, il primo passo è impedire che i dati biometrici dei cittadini finiscano nelle mani di terzi o di altri paesi”, ha spiegato in dichiarazioni raccolte da Smc España.
Sebbene un numero crescente di paesi stia valutando la possibilità di vietare l’accesso ai social network ai minori, alcuni esperti mettono in dubbio la solidità delle evidenze scientifiche a sostegno di queste scelte. Secondo i critici, non esistono prove conclusive che dimostrino come misure di questo tipo riducano in modo diretto i problemi di salute mentale tra gli adolescenti.

