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Da Wired.it :

L’ultimo femminicidio in ordine di tempo è quello di Giulia Cecchettin, per il quale è stato arrestato l’ex fidanzato della studentessa universitaria, Filippo Turetta, ma sono nel complesso oltre 100 gli omicidi le cui vittime sono donne registrati dall’inizio dell’anno in Italia. Ma non c’è solo questo: in Italia crescono le violenze, i maltrattamenti e gli atti persecutori contro le donne. Senza dimenticare i matrimoni combinati. Wired ha utilizzato i numeri del ministero dell’Interno per tracciare l’identikit del paese che odia le donne.

I femminicidi

Non esiste una statistica precisa dei femminicidi: per sapere quanti siano occorre andare per esclusione. Nel senso che il Viminale riporta il totale degli omicidi, indicando quante vittime siano donne. Ma questi non sono necessariamente femminicidi, perché un omicidio per essere definito femminicidio deve presentare due elementi: il contesto relazionale tra l’esecutore e la vittima e le motivazioni che muovono l’omicida (come la gelosia, il dominio, il possesso). Vale allora la pena di prendere in considerazione quelli maturati in ambiente familiare o affettivo. O, in un’interpretazione più restrittiva, quelli in cui l’autore è il partner o un ex partner.

Sono 285 gli omicidi registrati tra il 1 gennaio e il 12 novembre 2023. Le vittime di genere femminile sono 102, pari al 35,8%. Una su tre, per semplificare. Se si guarda a quelli maturati in un contesto familiare o affettivo, abbiamo un totale di 125 morti, dei quali 82 donne. La percentuale sale al 65,6%. Due su tre, per proseguire nella semplificazione.

Se infine si considerano gli episodi in cui l’assassino è il partner o l’ex partner, abbiamo 58 vittime di omicidio, 53 delle quali donne: si sale al 91,4%. Scegliendo come definizione di femminicidio quella meno restrittiva, ovvero di un omicidio maturato nell’ambito di un contesto familiare o affettivo, nel grafico sottostante emerge lo storico degli ultimi anni.

Sono state 101 le donne uccise in ambito familiare o affettivo nel 2020, 105 l’anno successivo, 104 nel 2022. Tra il 1 gennaio e il 12 novembre dello scorso anno, i femminicidi sono stati 88, nello stesso periodo di quest’anno 82.

Le violenze sessuali

Il ministero dell’Interno censisce quelli che vengono definiti come reati spia della violenza di genere. Ovvero quei crimini che sono indice di una situazione che può degenerare in qualcosa di più grave. Si tratta, nello specifico, degli atti persecutori e dei maltrattamenti nei confronti di familiari o conviventi.

I maltrattamenti sono più che raddoppiati dal 2013, passando da 9.713 di dieci anni fa ai 19.902 denunciati nel corso del 2022. E proprio su quest’ultimo verbo va posto l’accento: denunciare. Il ministero non può che censire i reati denunciati. Questo indicatore di un aumento può, pertanto, essere legato non solo a un aumento dei reati compiuti, che non è necessariamente correlato, ma anche al numero di donne che decidono di denunciare. In ogni caso, il 91% delle persone che lo scorso anno ha sporto denuncia per il reato punito dall’articolo 572 del codice penale era di genere femminile.

La percentuale di donne vittime di atti persecutori nel 2022 si è attestata al 74% del totale delle denunce. Anche in questo caso il numero è cresciuto: erano state 9.689 nel 2013, sono salite a 13.817 lo scorso anno. Fatte le medesime premesse per cui il numero di reati denunciati non corrisponde necessariamente al numero di quelli commessi, anche le violenze sessuali sono in aumento.

Erano state 4.084 quelle riportate alle forze di polizia nel 2013, lo scorso anno sono salite a 5.725. Si tratta di un incremento del 40,2% in dieci anni. Nello stesso report vengono censite anche le violenze sessuali di gruppo. Nel grafico sottostante lo storico.

Sono stati 129 gli episodi registrati nel corso del 2022, il secondo valore più alto dopo i 136 censiti nel corso del 2023.

I matrimoni combinati

La legge contro i matrimoni combinati, entrata in vigore nell’agosto del 2019, parla in realtà di costrizione o induzione al matrimonio, reato punito con una pena da uno a cinque anni di reclusione. Un reato che può sfociare in un femminicidio, come dimostra il caso di Hina Saleem, uccisa dai parenti perché si era fidanzata con un ragazzo italiano, rifiutando l’idea della famiglia di un matrimonio combinato con un connazionale pakistano. O quello di Sana Cheema, per il cui femminicidio, dettato dal rifiuto alle nozze imposte dalla famiglia, sono a processo il padre e il fratello.

Nel 2021 sono state 24 le persone denunciate per questo reato, lo scorso anno 13. Anche se il dato, specifica il ministero dell’Interno nel report dedicato al tema, non è consolidato. Potrebbe, in altre parole, variare. L’86% delle vittime è donna, il 50% ha tra i 18 ed i 24 anni, il 59% non ha la cittadinanza italiana.



[Fonte Wired.it]