Da Wired.it :

Il tema del doping nel calcio è tornato di attualità nelle scorse settimane. La morte di Gianluca Vialli dello scorso 6 gennaio, avvenuta a pochi giorni da quella di Siniša Mihajlović il 16 dicembre 2022, ha certamente scosso il mondo del calcio, e quello dello sport in generale. Alla grande e comprensibile risonanza mediatica che i due lutti hanno portato con sé, nelle ultime ore si è aggiunto un picco di attenzione per quanto riguarda l’utilizzo di farmaci in ambito calcistico non tanto contemporaneo ma dell’ultima parte del secolo scorso.

Protagonista del dibattito è soprattutto il farmaco Micoren, uno stimolante del sistema nervoso centrale (in termini tecnici, un analettico respiratorio), che viene prescritto in caso di asma e pressione bassa ed era utilizzato anche per migliorare la performance sportiva degli atleti, come qui su Wired abbiamo raccontato qualche anno fa. Anticipiamo fin da subito che, come ben noto, si tratta di uno di quei farmaci che all’epoca – soprattutto nel corso degli anni Ottanta – potevano essere utilizzati dagli sportivi e non erano espressamente vietati, ma che sono stati poi banditi.

Il doping nello sport

Da decenni il doping è un tema molto dibattuto e altrettanto delicato nel mondo dello sport, con numerosi atleti che hanno fatto ricorso a specifiche sostanze o a veri e propri farmaci per migliorare la propria performance agonistica e raggiungere traguardi di grande valore, sia a livello personale sia di squadra. E negli anni si sono poi accumulati molti casi, soprattutto negli sport di resistenza, di atleti che hanno avuto conseguenze negative sulla propria salute (più o meno gravi) per avere ricevuto terapie farmacologiche mirate a potenziare le performance.

Anche se non è stata accertata alcuna correlazione specifica, il caso di Gianluca Vialli ha riaperto le porte al dibattito. Tra i farmaci oggetto di particolare attenzione c’è anzitutto il già citato Micoren, un farmaco che permette a chi lo assume di cominciare una gara o una partita già al massimo della capacità polmonare, in modo tale da evitare quei minuti in cui – fisiologicamente – il corpo dovrebbe abituarsi allo sforzo. Di fatto, come si dice in gergo, aiutava a spezzare il fiato, ossia a migliorare la performance aerobica e la capacità di mantenere lo sforzo per un tempo prolungato.

Come funziona il Micoren

Dal punto di vista della composizione, Micoren ha come principio attivo la pretcamide, ottenuta come associazione di due principi attivi (il crotetamide e il cropropamide) che agiscono sul centro respiratorio che stimola il respiro, aumentando l’ampiezza respiratoria e la sua frequenza. Questo meccanismo d’azione determina un incremento della tensione parziale di ossigeno nel sangue arterioso e una simultanea riduzione di anidride carbonica, ossia migliora e potenzia la funzionalità respiratoria.

Dopo alcuni anni di utilizzo in ambito sportivo (che diversi atleti dell’epoca hanno definito un utilizzo massiccio e diffuso), con la legge antidoping del 1985 il Micoren è stato bandito, sia per via degli effetti dopanti sia per gli effetti collaterali che causava soprattutto a carico del cuore, tra cui tachicardia, vasocostrizione e danni cardiocircolatori, fino a quel momento sottovalutati o del tutto ignorati. Per la verità già nel corso degli anni Settanta, con la morte prematura di alcuni giocatori della Fiorentina, erano sorti i primi dubbi e si era iniziato a ipotizzare che l’assunzione di alcune sostanze specifiche avesse potuto giocare un ruolo nella loro prematura scomparsa (in sede processuale, però, non fu poi riconosciuta alcuna correlazione specifica), ma trascorsero diversi anni prima che si passasse dalle parole ai fatti. Oggi è noto che un sovradosaggio di Micoren può determinare iperventilazione o depressione respiratoria, ma anche turbe della coscienza, broncospasmo e spasmi muscolari.



[Fonte Wired.it]