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Oltre 600 attacchi cyber rivendicati in una settimana durante i giorni di conflitto israeliano, 47 attori coinvolti, e 11 Paesi colpiti, con picchi di oltre 50 rivendicazioni al giorno nonostante la connettività Internet iraniana ridotta fino all’1-4%. “E’ la strategia del caos”. È il quadro che emerge dall’analisi di Maticmind, società del gruppo Zenita specializzata in cybersicurezza e tecnologie digitali.
Secondo il report, non si tratterebbe di una guerra cyber tradizionale, ma di una forma di pressione continua e scalabile che combina attacchi informatici, operazioni psicologiche e leve negoziali. Nonostante il volume, l’impatto strategico delle offensive digitali rimane sistematicamente inferiore a quello di missili e proxy armati.
“La chiave per leggere la postura cyber iraniana non è quella dell’attacco decisivo, ma quella di una pressione continua, modulare e adattiva. Una formula efficace per descrivere un approccio che usa il cyberspazio per generare attrito, saturare l’attenzione dell’avversario, amplificare l’incertezza e moltiplicare i costi della crisi. Il cyber, quindi, non viene impiegato solo per produrre danno, ma per rendere l’ambiente più instabile, più ambiguo e più difficile da governare. È una forma di potere che lavora sulla durata, sull’usura e sul disordine controllato, molto più che sull’effetto spettacolare del singolo attacco”, ha dichiarato Pierguido Iezzi, cyber business unit director di Maticmind.
FP


