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Dopo Craxi, la crisi di Sigonella si ripete. Cosa sappiamo sul rifiuto del ministro Crosetto a concedere la base aerea agli USA

di webmaster | Mar 31, 2026 | Tecnologia


Di nuovo Sigonella, di nuovo un “no” a Washington. Martedì 31 marzo il Corriere della Sera ha rivelato che il governo italiano ha negato agli Stati Uniti l’autorizzazione a utilizzare la base militare di Sigonella, in Sicilia, come punto di appoggio per alcuni bombardieri diretti verso la regione del golfo Persico. È successo pochi giorni fa, “venerdì 27 marzo” ha scritto inizialmente il Corriere, che ora ha rettificato in “qualche sera fa”.

La decisione univoca del governo, nonostante le parole del ministro Crosetto in Parlamento

Secondo le ricostruzioni, gli aerei erano già in volo quando il piano è stato comunicato all’Aeronautica italiana, senza che fosse stata richiesta alcuna autorizzazione preventiva, né avviata una consultazione politica. A quel punto, descrive la giornalista Fiorenza Sarzanini sul Corriere, la catena decisionale si è attivata rapidamente: il capo di Stato maggiore della Difesa, Luciano Portolano, ha informato il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha deciso di negare l’atterraggio.

Una scelta obbligata, almeno nella lettura fornita dall’esecutivo, perché quei voli non rientravano nelle attività già autorizzate dagli accordi bilaterali tra Italia e Stati Uniti.

Le basi americane in Italia – tra cui Sigonella, una delle più strategiche nel Mediterraneo – sono regolate da accordi firmati nel 1954, il cui contenuto resta in gran parte coperto da segreto di Stato. Tali intese dovrebbero distinguere tra attività automaticamente consentite e operazioni che invece richiedono un via libera politico esplicito.

E i voli in questione, secondo le verifiche italiane, non erano né logistici né di routine. Nelle settimane passate il ministro Crosetto aveva riferito in Parlamento specificando che, in caso di richieste legate al conflitto in Medio Oriente, il governo avrebbe coinvolto l’assemblea e quindi tutti i partiti. Una scelta politica, non obbligatoria, ma pensata per condividere decisioni potenzialmente sensibili. In questo caso, però, la richiesta non è mai arrivata. E senza autorizzazione, l’atterraggio non poteva essere concesso.

La versione ufficiale, diffusa in una nota di Palazzo Chigi, insiste su una presunta continuità della linea di governo già pienamente condivisa con il Parlamento, senza alcuna modifica”, si legge. “Ogni richiesta viene esaminata con attenzione, caso per caso, come sempre avvenuto anche in passato. Non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali. I rapporti con gli Stati Uniti, in particolare, sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione”, continua la nota.

Anche Crosetto ha smentito qualsiasi “raffreddamento” nei rapporti con Washington, ribadendo che le basi restano operative e che gli Stati Uniti conoscono bene le regole che ne disciplinano l’uso. Eppure il contesto è tutt’altro che neutro. Gli Stati Uniti sono coinvolti, insieme a Israele, in operazioni militari contro l’Iran, e l’eventuale utilizzo delle basi italiane in questo scenario è da settimane oggetto di dibattito politico. Lo stesso Crosetto aveva parlato della possibilità di limitarne l’uso a operazioni non “cinetiche”, cioè non direttamente legate al combattimento.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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