Il rapporto evidenzia che 2,2 miliardi di persone restano offline. Oltre alla povertà e alla mancanza di infrastrutture quali sono le barriere non monetarie più significative (ad esempio ostacoli normativi, fattori sociali specifici, resistenze politiche) che impediscono oggi la vera democratizzazione dell’accesso a Internet a livello globale?
Oltre alla povertà e ai divari infrastrutturali, uno degli ostacoli più grandi è il gap di competenze digitali, che impedisce alle persone di utilizzare la tecnologia a proprio beneficio anche quando la connessione è disponibile. Le competenze ICT di base, come inviare un’e-mail con allegato, modificare un testo online o scaricare e installare software, restano fuori portata per troppe persone. I dati limitati in possesso dell’ITU mostrano che la quota di utenti Internet con almeno competenze ICT basilari varia dal 16% al 74% a seconda del paese, un divario di quasi 60 punti percentuali. Ciò evidenzia la necessità urgente di iniziative di formazione digitale su larga scala e di una migliore raccolta dati per capire dove intervenire. Un’altra grande preoccupazione è la persistente disuguaglianza digitale di genere, guidata da accesso ineguale all’istruzione, problemi di sicurezza e barriere che colpiscono in modo sproporzionato donne e ragazze. Nel 2025, circa 280 milioni di uomini in più rispetto alle donne utilizzano Internet nel mondo. Inoltre, le comunità svantaggiate – come quelle in aree remote o i parlanti di lingue regionali – spesso faticano a trovare contenuti rilevanti. Facts & Figures 2025 mostra che l’accesso universale non basta: per questo l’ITU mira a rendere la connettività non solo universale, ma significativa. Cioè di alta qualità, accessibile, sicura e utile per tutte le persone, indipendentemente da geografia e reddito.
Dal report emergono anche forti contrasti nell’intensità d’uso (otto volte più traffico mobile nei paesi ad alto reddito rispetto a quelli a basso reddito). In termini concreti, su quali politiche o iniziative si sta concentrando l’ITU per colmare questo “quality gap”, garantendo una connettività non solo disponibile, ma appunto “significativa” per tutti?
La disparità nell’uso di Internet tra paesi ad alto e basso reddito riflette non solo l’accesso diseguale a infrastrutture avanzate e il gap di competenze ma anche persistenti problemi di accessibilità economica. Per esempio, il traffico mensile di banda larga mobile in Africa è in media di 5,2 GB per abbonamento, circa un terzo della media globale di 15,3 GB. Per la banda larga fissa, il traffico nei paesi a basso reddito è meno della metà di quello dei mercati ad alto reddito, al 40%. Per affrontare queste disparità, l’ITU sta lavorando su tre aree chiave: infrastrutture, accessibilità economica ed empowerment digitale. Lavoriamo con governi e operatori per espandere reti ad alta velocità – come 4G, 5G e fibra ottica – nelle regioni meno servite. In parallelo, forniamo linee guida politiche per ridurre i costi di implementazione e incentivare gli investimenti nella connettività significativa. Collaboriamo inoltre con i regolatori per promuovere la concorrenza e modelli di prezzo innovativi, rendendo i servizi di qualità più accessibili, soprattutto nei paesi a basso e medio reddito, dove il 60% della popolazione considera la connettività troppo costosa. La connettività deve anche essere emancipante. Per questo l’ITU sta ampliando iniziative globali di sviluppo delle competenze digitali, dalle abilità di base, come installare un software, alle competenze avanzate in cybersicurezza e IA. Per esempio, abbiamo appena avviato una partnership con will.i.am e Google per formare studenti africani in IA e robotica.


