Il virus dell’influenza D e il coronavirus canino. Sono questi i due nuovi virus che hanno il potenziale reale di scatenare le eventuali prossime epidemie. Si tratta, come spiegato in una recente review pubblicata su Emerging Infectious Diseases, una rivista dei Centers for Disease Control and Prevention (cddc), di due agenti patogeni di origine animale finora poco monitorati, ma per cui ci sarebbero le condizioni, se la loro sorveglianza, diagnosi e conoscenza epidemiologica continuano ad essere carenti, affinché si diffondano maggiormente tra gli esseri umani.
I sorvegliati speciali: chi sono i nuovi virus
Il virus dell’influenza D, scoperto nel 2011, è stato collegato principalmente a infezioni respiratorie in suini e bovini, ma anche ad altri animali da allevamento e selvatici, come pollame, cervi, giraffe e canguri. Alcune precedenti ricerche sierologiche, inoltre, hanno evidenziato che il 97% degli allevatori di bovini in Colorado e Florida è portatore di anticorpi contro questo patogeno, suggerendo quindi l’esposizione frequente. Sebbene sia noto che queste infezioni non causano sintomi di malattia, sappiamo anche che il virus dell’influenza D presenta i tratti distintivi di un patogeno predisposto a una rapida evoluzione. Un ceppo del virus dell’influenza D recentemente isolato in Cina, per esempio, ha sviluppato la capacità di trasmissione da persona a persona. “Finora, il virus dell’influenza D non è stato associato a infezioni gravi negli esseri umani”, ha commentato John Lednicky, tra gli autori del nuovo studio.
Il coronavirus canino
“Tuttavia – prosegue l’esperto – il coronavirus canino sì, ma i test diagnostici non vengono eseguiti di routine, quindi non si conosce l’entità del suo impatto sulla popolazione in generale”. Il coronavirus canino, ricordiamo brevemente, può causare malattie gastrointestinali nei cani, mentre negli ultimi anni e infezioni documentate negli esseri umani, sebbene ancora rare, sono state collegate a ricoveri ospedalieri e polmoniti. Nel 2021, per esempio, uno studio della University of Texas Medical Branch aveva segnalato la scoperta di un ceppo di coronavirus canino, CCoV-HuPn-2018, che era stato isolato da un bambino ricoverato in Malesia e che è stato successivamente identificato in persone affette da malattie respiratorie in Thailandia, Vietnam e nello stato dell’Arkansas. Una prova, quindi, di come questo ceppo di coronavirus canino stia già circolando.
Il potenziale per scatenare nuove pandemie
Le nuove informazioni di questa recente review sul virus dell’influenza D e sul coronavirus canino ricordano ancora una volta la lezione che abbiamo imparato durante la pandemia di Covid-19, ossia che senza un’adeguata preparazione, un virus che acquisisce rapidamente un’efficiente trasmissibilità da persona a persona può facilmente trasformarsi in un’epidemia su larga scala. La prevenzione, quindi, richiede investimenti continui e per questo motivo, avvertono i ricercatori, sono necessari un migliore monitoraggio del virus, test più affidabili, trattamenti e possibili vaccini. “La nostra revisione della letteratura indica che questi due virus rappresentano una minaccia per le malattie respiratorie degli esseri umani, eppure poco è stato fatto per rispondere o prevenire l’infezione da questi virus”, ha precisato Lednicky. “Se questi virus sviluppassero la capacità di trasmettersi facilmente da persona a persona, potrebbero essere in grado di causare epidemie o pandemie, poiché la maggior parte delle persone non avrebbe immunità contro di loro”.


