Dvd, perché in Italia resiste all’effetto Netflix


Nonostante la crescita del comparto streaming, nel video il supporto fisico, dal dvd al blu-ray, è ancora vincente e domina il mercato

La vendita di DVD e Blu-Ray in Italia ha rappresentato il 66,8% delle vendite dell'Home Entertainment nel 2018 (foto Daniele Monaco per Wired)
La vendita di DVD e Blu-Ray in Italia ha rappresentato il 66,8% delle vendite dell’Home Entertainment nel 2018 (foto Daniele Monaco per Wired)

Prima furono le piattaforme di condivisione peer to peer, le chiavette di archiviazione usb e la banda larga. Ora il web 3.0, l’arrivo imminente del 5G e gli abbonamenti online con una vasta scelta di serie tv, film e documentari. In oltre 20 anni di onorata carriera il dvd ne ha affrontati di avversari. Più volte dato per spacciato, in molti ne hanno cantato più volte il de profundis tecnologico. Anzitempo si dirà, perché lo storico dischetto in policarbonato oggi resiste in trincea fra gli scaffali di librerie, negozi specializzati ed edicole, ricambiato dall’affetto degli italiani.

Gli appassionati di cinema che in Italia nel 2018 hanno comprato almeno un audiovisivo in formato fisico oppure digitale sono stati infatti 4,5 milioni, pari all’8,7% della popolazione. I titoli più venduti in assoluto? Il film d’animazione Coco, l’ennesimo capitolo di Star Wars – Gli ultimi Jedi e le avventure degli Avengers – Infinity War.

I numeri

Con un fatturato di 193 milioni di euro, l’acquisto di dvd, blu-ray o 4K ultra hd rappresenta i due terzi (66,8%, in calo rispetto al 75% del 2017) del mercato nazionale dell’intrattenimento a casa. Il canale delle transazioni digitali (in modalità Est – Electronic sell-through, con una fee per accedere ai contenuti, o Tvod – Transactional video on demand) rappresenta invece il 33,2% (pari a 95,9 milioni di euro, quindi in crescita rispetto al 25% del 2017 e un aumento a valore del +19,7%).

Buone notizie per le novità italiane: +23,2% di vendite nel 2018. Come un gatto in tangenziale, Gomorra – Stagione 3 e The Place sono stati i titoli di maggior successo. È quanto emerge dai dati ufficiali elaborati da Gfk per Univideo, l’associazione che rappresenta 33 editori audiovisivi su media digitali e online.

I malanni del video “fisico”

L’intero settore è sceso del -15,1%, con un fatturato totale di 288,9 milioni di euro nel 2018. Il mercato del video su supporti fisici è in flessione dal 2016, mentre il “fratellino” digitale è cresciuto del 21% nello stesso periodo. Al momento, dunque, gli acquisti attraverso piattaforme come Chili, iTunes di Apple, Google Play, Rakuten e Playstation Store compensano solo in parte il calo complessivo.

Il passaggio dall’era del possesso a quella dell’accesso, preconizzata dall’economista Jeremy Rifkin, non sembra avvenuto del tutto in in questo settore. I dati, tuttavia, colpiscono: le vendite in edicola sono scese del -22% rispetto al 2017 (39 milioni di euro), il noleggio del -24% (19 milioni di euro) e la vendita nei canali tradizionali del -25% (135 milioni).

“Quello del supporto fisico è un mercato ventennale ormai maturo, mentre il digitale esiste solo da 6/7 anni – osserva Lorenzo Ardicini, presidente Univideo -. Gli spazi fisici di vendita diminuiscono di numero e per di più l’home entertainment dipende dall’andamento del cinema: un incasso magro al botteghino si riflette sul nostro settore, dopo la canonica finestra di 105 giorni di proiezione in sala”.

In effetti il fatturato 2018 del cinema è stato negativo, con 584 milioni di euro pari un -5% sull’anno precedente, secondo i dati Anica. “Ma la nostra è un’offerta complementare – prosegue Ardicini -. La proiezione in sala cinematografica ha tuttora un valore di evento sociale circoscritto nel tempo, mentre il settore audiovisivo conserva un catalogo profondo di memoria storica e prolunga la vita stessa del cinema, inoltre offre sul mercato il più ampio ventaglio di titoli disponibili, svolgendo così un ruolo culturale”.

Siamo alla svolta?

Il 2018 potrebbe essere ricordato come un anno cruciale. Secondo una ricerca della società di consulenza Ernst & Young, il numero degli abbonati alle piattaforme a sottoscrizione (Svod) come Netflix, Amazon Prime Video, Tim Vision, Now Tv e Infinity, è schizzato del 126% in raggiungendo 5,2 milioni di abbonati.

“Questo dato, basato su stime e non su dati forniti dalle aziende, non ci preoccupa troppo – puntualizza Ardicini -. Tali piattaforme veicolano un prodotto seriale, che gioca sulla rapidità di accesso e fruizione. Inoltre, la qualità di visione dichiarata (Hd, ultra Hd, 2 o 4k) non è sempre all’altezza dell’equivalente del prodotto fisico come il blu-Ray, per esempio”.

E in effetti, con un giro d’affari di 2,7 milioni di euro e 123mila pezzi venduti, il blu-ray 4K ha registrato nel 2018 un boom del +50,3% in volume e del +38,8% a valore. Più in generale, il blu-ray (13,78 euro prezzo medio) costituisce a valore il 28% delle vendite fisiche totali, mentre il dvd il 72% del valore (10,29 euro prezzo medio).

Una libreria di DVD
Foto di Michal Jarmoluk da Pixabay

Altro dato interessante rivela che il 55% degli acquisti di dvd in edicola viene effettuato da donne over 65 oppure da uomini fra i 55 e i 64 anni. Una popolazione non certo giovane, come quella che invece si attarda davanti all’ultima stagione di Stranger Things. Tuttavia, la diffusione dei servizi on demand in Italia si ferma al 9% e resta un nonnulla rispetto al 53% della Norvegia.

Questione di banda

Eppure, parlando di broadband tv, cresce il sospetto che la sua diffusione in Italia sia rallentata anche da carenze infrastrutturali endemiche, che paradossalmente favoriscono la tenuta di supporti fisici. Il nostro Paese è al 47esimo posto nel mondo per velocità di connessione, secondo un report di M-Lab, partnership tra Open Technology Institute, Google Open Source Research e PlanetLab dell’Università di Princeton. Per scaricare un film di 5 giga in media da noi servono 39,28 minuti. Un’eternità al confronto dei 12,22 minuti della Svezia, prima in Europa.

“Confidiamo che con l’arrivo del 5G questo problema scompaia via via – confida Ardicini -. I consumatori dell’home entertainment sono attenti alle evoluzioni tecnologiche. Una conferma è arrivata dal Digital Movie Days 2019, la settimana di promozione dei grandi film novità, a 5,99 euro, che ha visto un incremento degli acquisti del 200% in soli 7 giorni. La politica dei prezzi, già largamente praticata, non è però efficace. Apple, Tv plus, Disney plus e Warner media hanno annunciato intanto che scenderanno in campo con le proprie streaming TV. Ebbene, cosa accadrà quando sul mercato italiano resteranno quattro o cinque operatori? Come si orienterà l’utente, fra le varie offerte? Serve quindi proseguire sulla strada dell’innovazione e dell’offerta diversificata”.

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