[ad_1] A un paio d'anni dal suo primo esperimento nel settore Dyson propone un nuovo robot aspirapolvere: si chiama Dyson Spot+Scrub Ai e, per la prima volta per il gruppo britannico, unisce le funzioni di aspirazione a quelle di lavaggio,…
A un paio d’anni dal suo primo esperimento nel settore Dyson propone un nuovo robot aspirapolvere: si chiama Dyson Spot+Scrub Ai e, per la prima volta per il gruppo britannico, unisce le funzioni di aspirazione a quelle di lavaggio, il tutto con una base di ricarica che serve anche a svuotare lo sporco e ricaricarsi di acqua pulita. È sul mercato italiano da pochi giorni e quale sia la ciliegina sulla torta lo suggerisce il nome: un sistema basato su intelligenza artificiale che individua da solo le macchie più ostinate sul pavimento e va a bersagliarle finché non vengono debellate.
Cosa promette
A differenza del Dyson 360 Vis Nav del 2024, che era un dispositivo “stand alone” intelligente ma senza base di svuotamento, Dyson Spot+Scrub Ai è un sistema completo di tutto, e in cui ogni elemento è stato curato al massimo.
- Il sistema di aspirazione è basato su un motore che esercita una potenza massima da 18.000 Pa e promette di spazzare il pavimento lasciando ben pochi granelli superstiti anche negli angoli remoti non raggiunti direttamente dal robot.
- Il lavaggio è affidato a un sistema a rullo a risciacquo continuo in cui la porzione appena utilizzata per pulire viene lavata a 60 gradi subito dopo il contatto con il pavimento. Un sistema di estensione fuori dal perimetro del robot permette poi al rullo di lavare con precisione lungo i battiscopa.
- La base di ricarica è basata su un sistema di aspirazione ciclonico che svuota in pochi secondi il robot e su un contenitore senza sacchetti che secondo Dyson può accumulare fino a 100 giorni di sporcizia.
- La navigazione passa da una serie di 24 sensori più un sistema LiDAR a doppio laser che viene utilizzato anche per la prevenzione delle collisioni.
- Il dato sull’autonomia è molto buono: si parla di un massimo di 140 minuti in condizioni ottimali, che ovviamente andranno a ridursi scegliendo impostazioni di aspirazione o lavaggio più onerosi di quelli utilizzati da Dyson per il calcolo di questa media.
La marcia in più
Dyson mette l’accento sulla capacità del robot di capire davvero com’è messo il pavimento e in particolare se ci sono macchie più ostinate da trattare, dove si trovano e se dopo il primo passaggio sono state eliminate o hanno resistito. Per farlo utilizza la sensoristica di bordo – e in particolare la videocamera frontale che inquadra il pavimento illuminato da un laser verde che ne mette in risalto le caratteristiche e i contrasti. Un sistema di riconoscimento delle immagini addestrato su milioni di fotografie di macchie fa il resto, e si accorge quando trova una corrispondenza in quello che viene rilevato dalla fotocamera.
Secco o liquido, una volta identificato il bersaglio il robot decide qual è il trattamento corretto per debellarlo, e nel caso un passaggio non sia stato sufficiente torna sul luogo del misfatto e ripassa sulla macchia. E ripassa. E ripassa ancora fino a quando il pavimento non è pulito.
