Nei discorsi di Xi durante gli incontri con le delegazioni provinciali e con l’Esercito popolare di liberazione, è probabile che emerga ancora il concetto di “nuove forze produttive di qualità”, cioè un modello di sviluppo fondato su innovazione, produttività e controllo strategico delle catene del valore. Le nuove forze produttive non coincidono con singoli settori ad alta tecnologia, ma con un nuovo modo di organizzare i fattori produttivi in funzione dell’autonomia strategica del Paese.
Di più: incarnano la fusione tra tecnologia avanzata, capitale umano qualificato, infrastrutture digitali e pianificazione statale: un modello in cui il Partito indica la direzione dello sviluppo e le imprese (comprese le big tech, dopo la fine della grande campagna di rettificazione degli scorsi anni) ne realizzano le pratiche operative. La Cina vuole essere in grado di progettare e produrre in autonomia i componenti chiave delle proprie infrastrutture digitali e militari.
Come cambierà il welfare cinese in favore delle nuove generazioni
Sul fronte sociale, le due sessioni offriranno indicazioni sulle politiche demografiche e sul rafforzamento del welfare. L’invecchiamento rapido della popolazione e il calo delle nascite impongono interventi su pensioni, sanità e sostegno alla natalità. Il piano dovrebbe prevedere l’aumento dei sussidi sanitari di base, l’espansione dei servizi di assistenza agli anziani e misure per ridurre i costi dell’istruzione e della cura dei figli. L’obiettivo dichiarato è ampliare la classe media e rafforzare un “ciclo virtuoso” tra reddito, consumo e investimento, ma la sfida resta strutturale e di lungo periodo.
Anche perché le generazioni più giovani si trovano di fronte a nuove e maggiori incertezze. Il raffreddamento del settore immobiliare, la pressione sul comparto tecnologico, le tensioni geopolitiche e l’inasprimento della concorrenza interna hanno ridotto le opportunità percepite dalle nuove generazioni. La promessa implicita che aveva sostenuto il “sogno cinese” – studio intenso, ingresso in una grande azienda, stipendio elevato, appartamento in città e ascesa nella classe media – appare oggi meno garantita.
Le “due sessioni” si concentrano tradizionalmente su indicatori macroeconomici, ma il malessere generazionale è diventato un tema che non può essere ignorato. Il tasso di disoccupazione giovanile, pur soggetto a revisioni metodologiche, è stato uno dei segnali più evidenti delle difficoltà del mercato del lavoro urbano.
Se una parte dei giovani decide di abbandonare la competizione metropolitana, il rischio è una perdita di capitale umano nelle aree più dinamiche e una riduzione della spinta innovativa. In questo senso, la tendenza potrebbe allinearsi con l’obiettivo ufficiale di promuovere uno sviluppo regionale più equilibrato e di rafforzare il mercato nazionale unificato.
La sicurezza energetica, la de-dollarizzazione e l’internazionalizzazione dello yuan
In materia di energia, il contesto internazionale rende le decisioni ancora più sensibili. La guerra in Medio Oriente, le tensioni nello Stretto di Hormuz e la volatilità dei prezzi del petrolio hanno ricordato a Pechino la vulnerabilità di un Paese che importa oltre il 70% del proprio fabbisogno energetico. Il piano quinquennale continuerà a enfatizzare la sicurezza energetica, con investimenti in rinnovabili, idrogeno verde, nucleare e tecnologie di accumulo. Allo stesso tempo, la Cina non rinuncerà alla diversificazione delle fonti fossili e al rafforzamento delle riserve strategiche. La connessione tra energia e geopolitica sarà evidente anche nel dibattito sulla de-dollarizzazione: promuovere l’uso dello yuan negli scambi energetici diventa parte integrante della strategia di sicurezza economica.


