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È sempre più urgente parlare della salute mentale di medici e infermieri

di webmaster | Gen 22, 2026 | Tecnologia


Lucia (nome di fantasia) ha 37 anni, è dirigente medico di medicina d’urgenza in un ospedale di Milano, e ha iniziato a lavorare in pronto soccorso nel 2020, in piena pandemia: “Molto spesso si usciva dai turni piangendo, o comunque con una sensazione di frustrazione addosso, perché il carico assistenziale era veramente tanto pesante”, racconta.

Lo stress che gli operatori sanitari hanno sperimentato durante la pandemia è stato elevatissimo: un’indagine dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca per ANAAO-ASSOMED Lombardia, ad esempio, ha rilevato che tra il 2021 e il 2022 il 18,5% dei medici lombardi soffriva di burnout mentre oltre il 30% di ansia e depressione. La situazione non sembra molto migliorata da allora. Secondo il rapporto“Mental Health of Nurses and Doctors” pubblicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità a ottobre 2025, i livelli di ansia e depressione tra medici e operatori sanitari in Europa sono infatti simili se non addirittura più alti di quelli rilevati durante il periodo pandemico. Condotta tra ottobre 2024 e aprile 2025 in Unione Europea, Islanda e Norvegia, l’indagine è definita dall’OMS come la più ampia nel suo genere mai realizzata finora e ha raccolto oltre 90mila testimonianze. Da queste, è emerso che un operatore sanitario su tre riporta sintomi di depressione maggiore, mentre uno su quattro soffre di disturbi di ansia e più del 10% ha detto di aver pensato al suicidio o di farsi del male. Medici e infermieri sono cinque volte più a rischio della popolazione generale di soffrire di depressione, e le cause di ciò vanno ricercate nelle difficili condizioni di lavoro. Un medico su quattro ad esempio ha detto di lavorare più di 50 ore a settimana, mentre diffusi sono anche i casi di violenza: un professionista su tre ha subito atti di bullismo e minacce violente, in particolare da familiari di pazienti, mentre il 10% ha denunciato aggressioni fisiche e molestie sessuali – tra loro la prevalenza di disturbi psicologici è più alta.

In un’inchiesta condotta in Inghilterra e pubblicata ad aprile di quest’anno, ad esempio, molti operatori del servizio sanitario nazionale hanno riportato sintomi di ansia e burnout, causati o peggiorati da condizioni lavorative critiche e stanchezza estrema. Tra le conseguenze maggiormente citate dagli stessi operatori, ci sono errori medici, attenzione ridotta, comportamenti bruschi e mancanze di rispetto verso colleghi e pazienti. In molti casi, hanno ammesso di essersi addormentati alla guida mentre rientravano a casa perché troppo stanchi: qualcuno è stato coinvolto in incidenti stradali, che a volte sono stati fatali.

La salute mentale di medici e infermieri in Italia

Anche nel nostro paese i disturbi psicologici sono piuttosto diffusi nella categoria: il 34% degli intervistati nel report dell’OMS ha detto infatti di soffrire di depressione e il 25% di ansia, con gli infermieri che hanno riportato condizioni di salute mentale lievemente peggiori sia rispetto ai medici sia alla media europea. Burnout, condizioni di lavoro faticose e disturbi psicologici sono tra le motivazioni che stanno spingendo molti professionisti sanitari a cambiare ruolo o reparto, o abbandonare del tutto la sanità pubblica. Anna (nome di fantasia) è una specialista in medicina d’urgenza e da qualche anno ha lasciato il suo lavoro full-time in pronto soccorso perché in burnout: “Sono frustrata, perché mi manca il mio lavoro”, ma le condizioni erano diventate “insostenibili”. Per lei non erano tanto i ritmi lavorativi a essere stressanti, ma piuttosto il non vedere riconosciuta la sua figura e la sua professionalità. Se all’estero, spiega, “il medico d’urgenza è un professionista abbastanza valorizzato”, in Italia le cose vanno diversamente: “Oltre a fare un lavoro molto pesante, noi non abbiamo di fatto un’identità”. Nella sua esperienza, Anna riporta di aver visto e subito le conseguenze di diatribe tra reparti, dei tentativi di prevaricazione di altri specialisti, dell’invalidazione delle competenze sue e dei suoi colleghi di pronto soccorso, della mancanza di riconoscimento da parte del sistema sanitario, dell’ospedale, dei pazienti. Finché non è arrivata al punto di dire “basta”.

Come spiega Craig Jackson, professore di Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni alla Birmingham City University, nel Regno Unito, la convinzione che “il burnout sia dovuto soltanto al quantitativo di ore lavorate è sbagliata”: i fattori che conducono al burnout infatti “possono essere vari e dipendono dalle circostanze individuali dei lavoratori, dal tipo di lavoro che svolgono e da come questo è organizzato”. Una “forma di esaurimento che fa sentire costantemente sommersi”, il burnout può essere provocato da contesti lavorativi in cui tutto è considerato come “urgente”, i carichi di lavoro sono eccessivi, le opportunità di crescita limitate e il lavoro monotono. Anche lo scarso riconoscimento, la mancanza di supporto e il dover lavorare con indicazioni poco chiare o in continuo cambiamento possono portare al burnout. “Se non si interviene per migliorare o modificare la situazione lavorativa insoddisfacente, è probabile che si verifichino depressione, ansia e affaticamento, che col tempo si accumuleranno fino a quando il lavoratore non si troverà ad affrontare un momento di crisi in cui non è più in grado di andare avanti”, spiega Jackson. È quello che è successo ad Anna, ma anche a molti altri suoi colleghi: almeno la metà di quelli che lavoravano con lei, dice, “sono usciti dal pronto soccorso, sono andati a fare altro”, dall’anestesista al medico a gettone. “Il lavoro ideale dovrebbe avere la qualità di vita, la qualità del lavoro e i soldi”, dice Anna, ma lei si è ritrovata a non avere nessuna delle tre. Di sicuro non i soldi, dato che gli stipendi dei medici in Italia sono più bassi della media OCSE e per anni non sono stati adeguati all’inflazione.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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