Questo sentimento, la frustrazione data dalla scoperta che a nessun altro stanno a cuore le cause per cui invece lei si batte, è potentissimo, e il film lo usa per introdurre la vera storia, che sembra modellata sullo schema di Ritorno al futuro. Mabel (questo il nome della protagonista) scopre che alcune scienziate della sua università hanno sviluppato degli animali robotici uguali a quelli veri e un dispositivo per entrare nella loro testa, così da capire la lingua degli altri animali e studiarli da vicino. “È come Avatar” dice Mabel centrando il punto e facendo riferimento in modo per nulla casuale a un’altra proprietà intellettuale Disney.
Come Marty McFly quindi Mabel userà l’invenzione delle amiche scienziate per andare in un altro mondo, quello degli animali, dove le viene chiesto di non interferire per non fare danni. Interferirà comunque per salvare lo stagno e coalizzare gli animali contro gli umani, farà danni grandissimi convincendo uno degli animali a essere meno passivo (come Marty faceva con il padre) e a conquistare gli obiettivi che desidera, e alla fine dovrà rimediare avventurosamente. C’è anche una scena in cui una serie di allacci elettrici devono essere uniti per far passare la corrente!
Disney
La struttura di Ritorno al futuro è però applicata a un film che non parla del sogno reaganiano di raggiungere la felicità attraverso il benessere, ma a una storia molto più complicata del suo primo livello di lettura. La parte bella di Jumpers è che non si ferma a raccontare le gioie dell’idealismo e la bontà dell’attivismo per fare una facile presa su un pubblico interessato, ma ne mostra anche i limiti. Quello che il film dice non è “Fai di tutto per i tuoi ideali, anche se il mondo non li capisce” ma “Stai attenta, che il mondo non solo non condivide i tuoi ideali ma è pronto a distorcerli e trasformarli in violenza“.



