Da Wired.it :

Chi non ha acquistato almeno una volta nella vita su Amazon o eBay? I cosiddetti marketplace – piattaforme digitali che mettono in relazione venditori e clienti – giocano un ruolo sempre più pervasivo nel mondo dell’ecommerce. E rispetto ai negozi online tradizionali, in cui la gestione e le transazioni sono in capo al proprietario del sito, crescono più del doppio. I consumatori li preferiscono, per via del maggiore assortimento di prodotti e alla semplicità dell’acquisto. Non stupisce che i maggiori ecommerce per capitalizzazione siano marketplace, con i colossi Amazon e Alibaba a fare da traino. Ma sono sempre più numerosi i retailer che scelgono di aprirsi al modello marketplace, introducendo la possibilità sul loro sito di acquistare anche da venditori terzi: basti guardare a Leroy Merlin, Decathlon o Carrefour. È un’onda che sta travolgendo il settore del commercio online e Mangopay la cavalca da dieci anni.

La società francese, con nove uffici in Europa tra cui Milano, propone soluzioni di pagamento specificamente dedicate alle piattaforme, marketplace in testa. “Nel mondo delle piattaforme ci sono venditori terzi: noi verifichiamo la loro identità, in base alle normative europee, e ci occupiamo dello split del pagamento, perché sul prodotto del venditore terzo il marketplace prenderà una percentuale”, spiega Alfonso Catone, country manager per l’Italia di Mangopay. Valutata oltre un miliardo, Mangopay è stata acquisita nel 2022 dal fondo di private equity americano Advent e a oggi sostiene più di 2.500 piattaforme, tra cui Vinted, Wallapop e Chrono24.

Il mercato italiano

Il ramo italiano di Mangopay è stato aperto nel 2020 e da allora ha registrato una crescita del 350%. D’altronde, pur risentendo del clima di incertezza legato all’inflazione e alla crisi della supply chain, nel 2022 il valore degli acquisti online in Italia è salito del 20% e ha sfiorato i 50 miliardi, secondo i dati del Politecnico di Milano. E i marketplace guidano questo trend: dei primi dieci siti di ecommerce più popolari in Italia, ben sette sono piattaforme. Senza contare che i marketplace sono il primo settore per crescita di fatturato. “L’Italia è una scommessa per noi” commenta Catone.

Una scommessa che passa però dall’educazione delle imprese, anche le più piccole: l’Osservatorio Digital Marketing 2022 di Netcomm rileva che il 44% delle aziende italiane non usa le piattaforme, perché non conosce il loro funzionamento. “Abbracciare il sistema del marketplace consente alle imprese di ampliare la clientela e le opportunità di business – afferma Catone – e noi cerchiamo di mostrarlo ai retailer italiani. Ma ci vuole tempo”. In effetti, in tempi di carovita i marketplace possono imprimere una bella spinta ai margini dei venditori, grazie all’assenza di costi di magazzino e all’aumento del traffico online.

Nel percorso di crescita sul mercato italiano Mangopay si prepara a estendere la gamma dei metodi di pagamento a disposizione dei clienti. “Nelle prossime settimane integreremo Satispay nella nostra infrastruttura – annuncia Catone – e anche il sistema buy-now-pay-later. L’obiettivo è differenziare la nostra offerta in base al paese in cui operiamo”. Un’iniziativa favorita dalla recente acquisizione dell’azienda irlandese WhenThen, la cui tecnologia consente la rapida introduzione di nuove soluzioni di pagamento. E che va nella direzione di una maggiore appetibilità delle piattaforme, specialmente in un contesto come quello italiano dove la penetrazione del digitale è più pigra.

L’arrivo negli Stati Uniti

Ma l’estensione dei metodi di pagamento non è l’unico obiettivo di Mangopay: pur mantenendo l’Europa come epicentro dell’attività, la società è pronta a sbarcare negli Stati Uniti – il primo mercato per i marketplace – entro la fine del 2023, per sostenere l’internazionalizzazione dei suoi clienti. “Vogliamo diventare leader globali – afferma Catone – e affiancare sempre di più i brand che vogliono espandersi fuori dall’Europa”. E in futuro non è esclusa la quotazione in borsa.



[Fonte Wired.it]