[ad_1] Avendo avuto modo di operare sia su Jupiter SE sia su altri modelli di stampanti di grande formato, compresi un paio di modelli iper professionali, il dover letteralmente “scalpellare” il pezzo dalla piattaforma (a mano non si riesce nemmeno…
Avendo avuto modo di operare sia su Jupiter SE sia su altri modelli di stampanti di grande formato, compresi un paio di modelli iper professionali, il dover letteralmente “scalpellare” il pezzo dalla piattaforma (a mano non si riesce nemmeno a inserire la spatola sotto l’oggetto) ci ha impressionato. Abbiamo anche provato i vari sistemi di ripresa del lavoro dopo una mancanza prolungata di corrente (circa 10 ore), di mancanza di resina (nella tanica e in vasca) e di controllo fisico sulla presenza di materiale in sospensione nella vasca. Tutti i sistemi hanno funzionato a dovere riprendendo il lavoro o interrompendolo per evitare danni al display e alla stampante stessa.
La sua operatività, soprattutto in modalità remota, è stata semplicemente perfetta. Nessun errore, nessun difetto, nessun problema, eccezion fatta di quelli appositamente provocati per il test i cui il sistema automatico ha gestito l’emergenza evitando sprechi o danni.
Tutto rose e fiori? Ni
Ogni rosa ha le sue spine e anche Elegoo Jupiter 2, nonostante l’attenzione messa da parte dei suoi creatori, mostra qualche imperfezione. La prima cosa a farci storcere il naso è stato lo spazio richiesto. Jupiter 2 è una macchina grande, lo sappiamo, ma l’apertura a ventaglio asimmetrico delle due porte amplifica questo aspetto rendendo necessario un posizionamento ad hoc della stampante, pena la non apertura completa delle porte e una leggera difficoltà nella gestione della piattaforma di stampa.
Il sistema di alimentazione della resina è eccellente ma non v’è modo di capire se nella tanica esterna ci sia abbastanza resina. Per fortuna la dotazione comprende una seconda tanica che consente creare un backup e lavorare sempre con il pieno. In più la pompa è rumorosa quando è in funzione e, anche se per pochi secondi, può risultare fastidiosa. Non che le ventole preposte allo smaltimento del calore siano da meno. Una volta iniziato il processo di stampa il loro rumore fa da sottofondo a qualsiasi operazione nel lab e, calcolando una media di almeno 16 ore di stampa continuativa, diventa una presenza quasi costante nelle giornate in produzione.
Tutto questo però è considerabile un “male necessario”, quindi basterà studiare un posizionamento intelligente della stampante per ovviare a questi problemi.
