X insomma sembra minare gli sforzi dell’amministrazione Trump, offrendo al governo iraniano un megafono sui social media per diffondere i propri messaggi in una fase in cui il governo statunitense minaccia il regime di possibili azioni militari.
“Il fatto che Elon Musk non si limiti a offrire una piattaforma a queste persone, ma tragga anche profitto dall’amplificazione dei loro contenuti attraverso gli abbonamenti premium e dalla concessione di funzionalità aggiuntive significa che sta anche minando le sanzioni che gli Stati Uniti e l’amministrazione Trump stanno effettivamente applicando”, ha dichiarato a Wired Katie Paul, direttrice del Ttp.
X non ha risposto a una richiesta di commento ma, poche ore dopo che Wired aveva segnalato alla società diversi account appartenenti a funzionari iraniani, le spunte blu sono state rimosse. Gli altri profili individuati dal Ttp ma non condivisi con X continuano invece a mostrarli.
La Casa Bianca ha invece indirizzato Wired al dipartimento del Tesoro. Un portavoce dell’ente ha rifiutato di commentare accuse specifiche, sottolineando che “le segnalazioni di condotte potenzialmente sanzionabili sono prese estremamente sul serio”.
La repressione in Iran e la risposta internazionale
L’ultima ondata di proteste in Iran è cominciata nella capitale Teheran il 28 dicembre, a causa della continua svalutazione del rial iraniano rispetto al dollaro e di una diffusa crisi economica. Nei giorni successivi, decine di migliaia di manifestanti sono scesi in piazza nelle città di tutto il paese, chiedendo la fine del regime della Guida suprema Ali Khamenei, in carica da 37 anni.
La risposta del governo è stata brutale. Decine di migliaia di persone sono state arrestate e migliaia uccise. Il numero reale delle vittime non è ancora noto, ma potrebbe essere molto più alto rispetto a quanto riportato finora.
Il 2 gennaio, il presidente Trump ha espresso il proprio sostegno ai manifestanti in un post su Truth, promettendo di intervenire in loro difesa. “Siamo pronti e armati”, ha scritto. Poco dopo, Elon Musk ha seguito Trump, definendo Ali Khamenei “delirante”.
Il 5 gennaio, Gholamhossein Mohseni-Ejei, capo della magistratura iraniana e all’epoca in possesso di una spunta blu su X, ha commentato sul social: “Questa volta non mostreremo alcuna pietà verso i rivoltosi”. Quello di Mohseni-Ejei è uno dei profili ai quali la spunta è stata rimossa dopo che Wired ha contattato l’azienda.
Pochi giorni dopo, X ha modificato l’emoji della bandiera iraniana sulla piattaforma, sostituendola con quella in uso prima della rivoluzione del 1979, raffigurante un leone e un sole. Il 14 gennaio, Musk ha annunciato che chiunque fosse in possesso di un dispositivo Starlink avrebbe potuto accedere gratuitamente a internet in Iran senza abbonamento. In quel momento, i dispositivi della rete satellitare rappresentavano l’unico modo per collegarsi al web dopo il blackout quasi totale messo in atto dalle autorità.


