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Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita litigano pubblicamente per l’egemonia mediorientale, di mezzo ci sono Israele e Yemen

di webmaster | Gen 19, 2026 | Tecnologia


A tutto si somma l’instabilità derivata dall’invasione della Striscia di Gaza, l’escalation tra Israele e Iran del giugno scorso. E i missili israeliani che la scorsa estate sono arrivati fino in Qatar. Gli equilibri stanno cambiando, gli interessi economici pure e la partita si fa più complessa.

Quello che succede in Yemen conta

Il 30 dicembre del 2025 l’Arabia Saudita ha bombardato navi emiratine, cariche di armi, ancorate nel porto di Mukalla, nel sud dello Yemen. L’accusa è che Abu Dhabi continui a sostenere il gruppo separatista Consiglio di transizione del Sud (Stc), una delle tante fazioni che dal 2014 combattono una guerra civile in quella che un tempo era conosciuta nel mondo come Arabia Felix. Gli Emirati Arabi, dopo un durissimo ultimatum di Riyad, che sostiene invece l’unità del paese e l’esercito del governo riconosciuto dalla comunità internazionale, dichiarano di ritirare tutte le proprie forze militari dallo Yemen.

Nel dicembre scorso, i separatisti del Sud, che anelano ad uno stato indipendente, avevano infatti conquistato diverse zone strategiche, tra cui i governatorati di Hadramaut e di al Mahra (ricchi di petrolio) e importanti centri urbani, espandendo la loro influenza più a Est e arrivando fino al confine con l’Arabia Saudita.

Una minaccia alla sicurezza nazionale del Regno”, aveva dichiarato l’Arabia Saudita in un durissimo comunicato stampa, una linea rossa che non può essere oltrepassata. L’escalation è ormai partita e si ricomincia a combattere. Nonostante il disimpegno – quantomeno a parole – degli Emirati Arabi Uniti e l’accordo raggiunto per fare sedere in tempi brevi tutte le parti attorno a un tavolo a Riyad, il governo centrale yemenita, con il supporto militare saudita, ha riconquistato rapidamente gran parte delle aree perse imponendo lo scioglimento del Stc. Il suo leader, Aidarous al-Zubaidi, secondo quanto dichiarato da Riyad, sarebbe fuggito in barca in Somaliland e avrebbe poi trovato rifugio e protezione ad Abu Dhabi.

Ma facciamo un passo indietro per capire come si è arrivati alla frattura tra le due potenze del golfo Persico. Fino al 2023, data che segna una fase di “bassa intensità” dei combattimenti, dopo un lungo e complicato lavoro diplomatico sostenuto dalla comunità internazionale, Arabia Saudita ed Emirati Arabi facevano entrambi parte della Coalizione militare panaraba che sostiene il governo centrale yemenita guidato dall’ex presidente Mansour Hadi. La coalizione combatte i cosiddetti “ribelli” Houthi, gruppo di miliziani sciiti appoggiati e armati dall’Iran, che dal 16 settembre 2014 occupano e governano la capitale Sana’a e la parte settentrionale del paese, la più popolosa. Il Consiglio di transizione del Sud, che negli ultimi anni si è assicurato il sostegno di Abu Dhabi, era parte del governo centrale finché non ha deciso, il mese scorso, di conquistare ampie porzioni di territorio. L’avanzata ha portato i separatisti a controllare quasi completamente lo Yemen meridionale, regione che era peraltro già stata indipendente fino al 1990, scatenando la reazione di Riyad.

Geopolitica e nuovi interessi economici di Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita

La rivalità tra Riyad e Abu Dhabi si è acuita da quando il principe ereditario saudita, Mohamed bin Salman (Mbs), ha preso le redini del potere, lanciando il suo programma di modernizzazione Vision 2030 per diversificare l’economia del regno dal petrolio. Seguendo il modello di Dubai, anche in Arabia Saudita è cominciata la sfida per andare oltre l’era dei combustibili fossili: agevolazioni fiscali per attrarre capitali stranieri, creazione di hub finanziari e logistici, investimenti miliardari per intelligenza artificiale e nuove tecnologie, infrastrutture all’avanguardia per aprire al turismo. Da alleati a concorrenti, dunque, con interessi economici del tutto simili. Dall’altro lato, gli Emirati Arabi hanno smesso di ricoprire il ruolo di “fratello minore” di Riyad, come è stato in passato, sviluppando una politica estera e ambizioni economiche proprie, indipendenti.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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