La dichiarazione congiunta si basa sui risultati di un’analisi tossicologica condotta su campioni prelevati dal corpo dell’attivista politico. “Utilizzando questo tipo di veleno, lo Stato russo ha dato prova degli strumenti spregevoli di cui dispone e della paura soverchiante che nutre nei confronti dell’opposizione politica”, ha affermato Cooper. Nel fine settimana, la ministra britannica e i suoi omologhi degli altri paesi firmatari hanno incontrato la vedova di Navalny, Yulia Navalnaya.

Come è morto Alexei Navalny?

Alexei Anatolyevich Navalny, creatore della Fondazione Anti-corruzione, è morto a 47 anni il 16 febbraio 2024 in una colonia penale di massima sicurezza nella Siberia occidentale, dove stava scontando una lunga condanna iniziata dopo una serie di processi che diverse organizzazioni per i diritti umani considerano politicamente motivati. Secondo la versione ufficiale diffusa dal servizio penitenziario russo, si sarebbe sentito male dopo una passeggiata, avrebbe perso conoscenza e il personale medico del carcere non sarebbe riuscito a rianimarlo.

Il Cremlino ha sostenuto che Navalny sia morto per cause naturali. La famiglia, gli alleati politici e diversi governi stranieri hanno invece indicato il governo del presidente Putin come unico responsabile della morte dell’attivista, sia per le condizioni di detenzione sia per la storica persecuzione ai suoi danni. Poiché Navalny era già sopravvissuto a un tentativo di assassinio per avvelenamento nel 2020 (in quel caso con l’agente nervino Novichok), il sospetto è che il governo russo abbia di nuovo fatto ricorso allo stesso metodo, già utilizzato in diverse occasioni per eliminare rivali politici e figure scomode.

“Fin dal primo giorno ho avuto la certezza che mio marito fosse stato avvelenato, ma ora ci sono le prove, ha scritto Yulia Navalnaya sul suo profilo X. “Putin ha ucciso Alexei con un’arma chimica”. L’attivista politica, oggi in esilio, ha ringraziato gli stati europei “per aver scoperto la verità”, a due anni dalla morte del marito. Vladimir Putin è un assassino. Deve rispondere di tutti i suoi crimini”.

Cos’è l’epibatidina?

L’epibatidina è un alcaloide naturale estremamente potente, isolato per la prima volta negli anni Novanta dalla pelle di un anfibio velenoso sudamericano noto come rana freccia. Una delle specie più conosciute che produce questa tossina è la Epipedobates anthonyi, endemica in Ecuador. L’epibatidina appartiene a un gruppo di composti che agiscono sul sistema nervoso e può risultare fino a 200 volte più potente della morfina, anche se attraverso un meccanismo d’azione differente.

Il suo effetto è dovuto all’elevata affinità con i recettori nicotinici dell’acetilcolina presenti nel cervello e nel midollo spinale, che modulano la trasmissione dei segnali nervosi legati alla percezione del dolore. Ma è la stessa potenza farmacologica a determinare l’elevata tossicità dell’epibatidina: una dose solo leggermente superiore a quella terapeutica può provocare effetti gravi come convulsioni, paralisi respiratoria e persino la morte, circostanza che ne ha impedito l’uso diretto come farmaco.

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