Dopo cinque anni dall’accordo sulla Brexit, il Regno Unito ha deciso di tornare a far parte del programma Erasmus+, un’intesa raggiunta tra l’Unione europea e il governo britannico attualmente guidato dal laburista Keir Starmer. L’intesa è stata formalizzata mercoledì 17 dicembre e, secondo quanto dichiarato dal ministro inglese per i rapporti con l’Ue Nick Thomas-Symonds, si tratta di “una grande vittoria per i nostri giovani”. Secondo il governo britannico si stima che fino a centomila persone nel Regno Unito potrebbero beneficiare durante il primo anno delle opportunità dettate dal programma Erasmus+.
L’accordo prevede l’investimento, a partire dal 2027, di circa 570 milioni di sterline (circa 649 milioni di euro) da parte del Regno Unito nel programma e consentirà a tantissimi studenti britannici di studiare in un paese dell’Unione per periodi fino a dodici mesi, e viceversa. Questa decisione segna un passo rilevante nel riavvicinamento tra Londra e Bruxelles e, per questo, assume un forte valore simbolico. Dopo aver abbandonato l’Erasmus nel 2020, il governo di Boris Johnson aveva introdotto nel 2021 un nuovo programma, ovvero il Turing Scheme, il cui scopo era sostenere e finanziare esperienze di studio all’estero.
C’era bisogno di tornare a rimuovere barriere
Il ministro Nick Thomas-Symonds ha inoltre aggiunto che partecipare a Erasmus+ è un modo per abbattere le barriere e ampliare gli orizzonti e garantire a chiunque, da qualsiasi contesto si provenga, l’opportunità di studiare e formarsi all’estero. Inoltre ha aggiunto che l’accordo dimostra che “la nostra nuova partnership con l’Ue sta funzionando”.
L’intesa tra Unione e Regno Unito è stata accolta in modo favorevole anche da parte europea: il commissario europeo per il Commercio Maroš Šefčovič l’ha definita “un grande passo avanti” e che sarà strategica perché potrà “rafforzare i legami tra persone” dell’intero continente.


