European Chips Act: 43 miliardi di euro? Una goccia nel mare, ne servirebbero 500

da Hardware Upgrade :

Lo European Chips Act e gli oltre 43 miliardi di euro che mette a disposizione potrebbero insufficienti per riportare in Europa il 20% della capacità produttiva mondiale di semiconduttori entro il 2030.

Kurt Sievers, CEO dell’olandese NXP Semiconductors, ha bocciato senza appello il piano dell’Unione europea per ricreare una florida filiera produttiva hi-tech locale dopo anni di delocalizzazione e immobilismo a vantaggio dell’Asia.

Parlando al Global Foundries Technical Summit di Dresda, Sievers ha spiegato che “sarebbero necessari 500 miliardi di euro di investimenti in Europa per raggiungere l’obiettivo del 20% di quota di mercato formulato nello EU Chips Act”.

Oggi in Europa si producono circa il 10% dei chip di tutto il mondo (anche se non tutti sono concordi sul numero, che potrebbe essere inferiore) e per passare al 20%, secondo Sievers, servirebbe triplicare o quadruplicare la capacità produttiva locale: un obiettivo molto ambizioso, soprattutto perché in altre aree del mondo vi sono lavori articolati e avviati per espandere la produzione.

Andrew Buss, a capo della ricerca della European Enterprise Infrastructure di IDC, si è detto d’accordo sul fatto che la somma stanziata è un po’ bassa, ma allo stesso tempo ritiene che è importante iniziare da qualche parte. “Una volta iniziato, vedrete che le cose inizieranno ad accadere”, ha detto citando lo US Chips Act che sembra aver già mosso importanti investimenti, da Intel a Micron.

Di fondamentale importanza non sarà solo attirare in Europa gli impianti produttivi di società estere come Intel o TSMC, ma anche potenziare i player locali, nonché creare un bacino di talenti capaci di alimentare una filiera così complessa: insomma, in Europa è necessario creare una competenza interna.

Lo stesso problema, però, potrebbero averlo gli Stati Uniti. Richard Gordon di Gartner, infatti, ritiene inadeguati i 52 miliardi di dollari dello US Chips Act. “52 miliardi di dollari sono una goccia nel mare rispetto a ciò che le stesse società di semiconduttori come Samsung e Intel hanno in programma di investire nel prossimo decennio. Sono centinaia di miliardi. Non credo che la gente si renda conto di quanti investimenti richieda la fabbricazione di chip“.

La sensazione è che tanto UE quanto USA non vogliano – o forse non possano – far ricadere sul settore centinaia di miliardi a pioggia, bensì cerchino di stimolare da una parte le società a diversificare l’ubicazione dei loro impianti e dall’altra a creare un ecosistema di supporto tra atenei ed enti di ricerca locali capaci di supportarle, creando così occupazione interna.

Oggi sembra impossibile dare vita a un nuovo player “euro-centrico” nella produzione di chip avanzati, né tantomeno pensare che le realtà attuali competano ad armi pari con TSMC o Intel, società con roadmap tecnologiche consolidate e molto avanzate.

Insomma, quando l’analista parla di “iniziare da qualche parte” secondo noi ci prende in pieno. A fine 2030 vedremo a che punto sarà il progetto dell’UE, anche se a dirla tutta scriverlo in tempi in cui si parla di guerra nucleare fa un po’ specie: è difficile avere visibilità su un periodo così lungo in un momento in cui lo scenario può cambiare rapidamente facendo saltare qualsiasi progettualità.

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