[ad_1] È curioso che Father Mother Sister Brother, l’ultimo film di Jim Jarmusch, composto da tre storie separate con attori diversi, giochi e scherzi per due dei tre segmenti, e poi vada più a fondo nel terzo. E che piacere…
È curioso che Father Mother Sister Brother, l’ultimo film di Jim Jarmusch, composto da tre storie separate con attori diversi, giochi e scherzi per due dei tre segmenti, e poi vada più a fondo nel terzo. E che piacere nello scoprire che proprio la commedia e le macchiette di quei primi due segmenti sono importanti nel creare le basi e l’atmosfera per la terza parte, per nulla scherzosa e anzi molto tenera.
Father Mother Sister Brother ha vinto il Leone d’oro all’ultima Mostra di Venezia, ma in una situazione in cui nessun regista vorrebbe trovarsi, cioè a discapito di un film tra i più cruciali e militanti di questi anni, uno di quelli che più meritano visibilità: The Voice of Hind Rajab. Lo ha fatto raccontando tre storie di figli e genitori, con uno stile veramente ammirabile e con una capacità sottile e peculiare di parlare delle armonie familiari, ma anche con un po’ di ruffianeria finale, cioè la capacità di accattivarsi la benevolenza degli spettatori cercando con determinazione la commozione. Non la commozione grossolana delle grandi dichiarazioni d’amore urlate o degli eventi clamorosi, ma quella che emerge dall’esposizione di sentimenti che è facile riconoscere come i propri.
C’è in questo film quel piccolo godimento tipico dei film ben scritti, dato dal capire da soli i rapporti tra personaggi, a partire da piccoli indizi. Nella prima storia Adam Driver e Mayim Bialik sono figli di Tom Waits e si recano da lui per controllare come stia. È sempre più anziano e acciaccato, e temono che la demenza senile stia avendo la meglio; sono un po’ preoccupati e si capisce che, nonostante lo vogliano aiutare, non sono poi così presenti, ognuno ha la sua vita. Non c’è nessuna dichiarazione, né nessun dialogo che lo espliciti: ogni spettatore è in grado di riconoscere atteggiamenti, durezze e sensi di colpa impliciti e agire come un detective (aiutato dal film), che scopre sguardi, mosse e gesti d’intesa rivelatori.
Lucky Red

