Il tesoretto della Ferretti: un asset strategico tra Italia e Cina Un potenziale strategico. Alla fine del 2022, Ferretti Security Division (Fsd), il settore della sicurezza del noto gruppo che produce yacht di lusso, ha registrato guadagni per cinque milioni…
Il tesoretto della Ferretti: un asset strategico tra Italia e Cina
Un potenziale strategico. Alla fine del 2022, Ferretti Security Division (Fsd), il settore della sicurezza del noto gruppo che produce yacht di lusso, ha registrato guadagni per cinque milioni di euro. Sebbene questa cifra rappresenti solo una piccola frazione del fatturato totale di Ferretti, il reale valore di Fsd va ben oltre i numeri. La prossima assemblea degli azionisti, prevista per il 14 maggio, si preannuncia come un evento di grande rilevanza; non solo per le dinamiche interne tra i soci, ma anche per le implicazioni geopolitiche che coinvolgono Italia e Cina.
Un giro d’affari in crescita
Ferretti Security Division, attiva da un decennio, si specializza nella produzione di pattugliatori e altre imbarcazioni per marinas e guardie costiere in tutto il mondo. Tra le tecnologie sviluppate dalla divisione troviamo sistemi avanzati di sorveglianza, infrastrutture di comunicazione satellitare ad alta capacità, configurazioni per armare le imbarcazioni e motori ibridi all’avanguardia. Ad esempio, la motovedetta N800 recentemente consegnata ai Carabinieri rappresenta il culmine di questa innovazione tecnologica.
Attualmente, la Ferretti Group prevede un fatturato totale di 1,2 miliardi di euro per il 2025, grazie a marchi di prestigio come Riva, Pershing e Wally. Eppure, in questo contesto di grande crescita, la divisione di sicurezza può influenzare in modo significativo l’intero assetto azionario, poiché il suo know-how tecnologico è al centro di una lotta per il controllo dell’azienda.
Il braccio di ferro azionario
Negli ultimi mesi, il fondo d’investimento Kkcg, di proprietà del miliardario ceco Karel Komárek, ha aumentato la propria partecipazione azionaria dal 14% al 23%, lanciando una sfida diretta al socio di maggioranza, Weichai, conglomerato statale cinese che detiene il 39% delle azioni. Questa situazione ha generato tensioni, e Kkcg ha presentato una propria lista di candidati per la gestione dell’azienda, contrapposta a quella sostenuta da Weichai. Le posizioni si sono ulteriormente irrigidite a causa delle critiche espresse dall’amministratore delegato Alberto Galassi, che ha messo in discussione la governance cinese.
Le fonti indicano che il destino della Fsd è incerto, specialmente se Weichai decidesse di trasferire in Cina parte delle tecnologie sensibili prodotte dalla divisione. Ciò potrebbe rendere difficile per le marine occidentali continuare ad acquistare i prodotti Ferretti, aumentando il rischio di perdere uno dei principali asset strategici del gruppo.
Possibili interventi governativi
La situazione finanziaria e geopolitica di Ferretti ha attirato l’attenzione della politica italiana. Il 5 maggio, il deputato leghista Alberto Gusmeroli ha presentato un’interrogazione parlamentare per comprendere le misure che il governo intende adottare per proteggere gli interessi nazionali. In particolare, si parla dell’applicazione del golden power, un meccanismo legislativo che consente all’esecutivo di intervenire per limitare l’influenza di investitori stranieri in settori strategici per il Paese.
Conclusioni
La vicenda di Ferretti è emblematicamente rappresentativa non solo della complessità dei rapporti commerciali tra Italia e Cina, ma anche delle sfide che diverse aziende italiane possono affrontare nel contesto di una maggiore globalizzazione. Il caso mette in luce l’importanza di politiche di protezione dell’industria nazionale, di fronte a strategie di ottimizzazione e di espansione internazionale da parte di investitori stranieri. La prossima assemblea degli azionisti potrebbe segnare un punto di svolta cruciale, non solo per il gruppo Ferretti, ma anche per l’intera industria nautica italiana.
