Nella pratica si tratta di accordi spesso molto complessi, che regolano licenze, compensi, diritti esclusivi, controllo editoriale e, soprattutto, le opzioni sui futuri sviluppi dell’opera stessa, anche in medium diversi da quello originario. Quest’ultimo aspetto, che riguarda soprattutto i casi in cui una saga letteraria può diventare una serie articolata in più stagioni o un franchise cinematografico strutturato in più capitoli, è spesso oggetto di lunghe negoziazioni.
Le attività di gestione e ottenimento delle autorizzazioni necessarie dei titolari dei diritti alla rielaborazione si inseriscono nel più ampio contesto della cd. clearance dei diritti, che richiede un controllo capillare nella fase di sviluppo e produzione, volto ad assicurarsi che ogni elemento dell’opera – testi, immagini, musiche, marchi, materiali d’archivio – sia utilizzato legittimamente.
Un lavoro di precisione che coinvolge editori, collecting societies, agenzie di licensing, avvocati e spesso gli stessi autori o i loro eredi.
Diritti sulle persone e gestione dei personaggi reali
Non bastano i diritti sull’opera: quando un film rappresenta persone reali o personaggi riconoscibili, entrano in gioco i diritti della personalità, come il diritto al nome, all’immagine e alla reputazione. Un esempio internazionale è Marty Supreme, film candidato agli Oscar e interpretato da Timothée Chalamet, liberamente ispirato alla vita di Marty Reisman, un leggendario campione di ping-pong americano noto, oltre che per il suo stile spettacolare, per la sua personalità fuori dagli schemi.
In questi casi è necessario ottenere il consenso del soggetto titolare dei diritti di immagine della persona rappresentata. Se la persona è ancora in vita, l’autorizzazione deve essere concessa direttamente dall’interessato; nel caso in cui sia deceduta, il consenso deve essere richiesto agli eredi o ad eventuali fondazioni, enti o soggetti che ne gestiscono l’eredità e i diritti di sfruttamento dell’immagine. Ciò è vero soprattutto se si intende utilizzare il nome e l’immagine della persona in modo riconoscibile, centrale e rilevante nella narrazione e nella promozione del film o della serie. Al contrario, se la persona in questione non ha un ruolo particolarmente rilevante nell’opera, non è di norma necessario ottenere una liberatoria, a condizione che non venga fornita un’immagine complessivamente peggiorativa o profondamente alterata rispetto alla realtà.
Tuttavia, anche l’inclusione di personaggi secondari tratti dalla realtà non è priva di rischi. Ad inizio anno, Netflix ha risolto transattivamente una controversia intentata da Rachel DeLoache Williams per la sua rappresentazione nella serie Inventing Anna. Nel 2022, infatti, l’ex amica della protagonista della storia, Anna Sorokin, ha citato il colosso dello streaming sostenendo che la serie televisiva rendeva un’immagine distorta della sua persona. Secondo quanto contenuto nell’atto di citazione, Netflix avrebbe scelto consapevolmente, per fini drammatici, di rappresentare Williams come una persona “avida, snob, sleale, disonesta, e opportunista”.


