Da Wired.it :

E brutale lo è il film, splatter e capacissimo (specialmente nella prima parte) di creare l’atmosfera di una città morta che tuttavia continua a vivere, in cui i cartelli e la propaganda della Umbrella corporation sono ovunque e non fanno che enfatizzare l’orrore di ciò che sappiamo esserci dietro. Siamo nel 30 settembre del 1998, il giorno in cui è ambientato Resident Evil 2, vediamo agire i personaggi del primo e quelli del secondo titolo (anche se non tutte le dinamiche sono quelle) in due scenari: la villa e la stazione di polizia, che si incrociano nel tentativo dei personaggi di scoprire e fuggire via, le dinamiche base del cinema. In mezzo una pioggia incessante e ovviamente le creature. Tutto classico, tutto in stile. Tutto politico.

Kaya Scodelario in Screen Gems RESIDENT EVIL WELCOME TO RACCOON CITYCOURTESY OF SCREEN GEMS

Vedere oggi una storia come questa, una cioè di una multinazionale della farmacia che racconta di lavorare per la salute delle persone mentre in realtà lavora per i propri fini, sentire in questo periodo di grande negoziazione della fiducia verso le case farmaceutiche e verso i vaccini, di un virus creato apposta per modificare il DNA delle persone in modo da renderli armi nelle mani dei potenti (che è esattamente il nocciolo delle teorie complottiste più sfrenate) fa impressione. Come fa impressione la parte sul cospirazionista, l’uomo che nel film ha capito tutto e cerca di aggirare l’informazione ufficiale, rivelando la verità tramite i video che gira e che poi, inevitabilmente, ha ragione. Resident Evil: Welcome To Raccoon City sembra rappresentare per filo e per segno vere teorie del complotto e vere figure che le diffondono, solo che l’esito sono i mostri.

Mettendo in scena qualcosa di serio (almeno per chi ci crede) e poi facendolo sfociare in qualcosa di paradossale, cioè nelle creature mutanti, nei mostri giganti con mille occhi, nei dottori che si iniettano liquidi che li trasformano in giganti artigliati, questo film ha una maniera tutta sua e per certi versi affascinante di trivializzare diversi movimenti e idee che girano nella nostra società e la agitano. Rappresenta esattamente le paure di una parte della popolazione ma non con una metafora, quello che accade sono “esattamente” le teorie complottiste per dire che praticamente le storie del complotto della nostra realtà credono alla storia di fantasia di Resident Evil.

(L to R) Tom Hopper, Nathan Dales, Hannah John-Kamen, Robbie Amell in Screen Gems RESIDENT EVIL WELCOME TO RACCOON CITYCOURTESY OF SCREEN GEMS

Perché il grande pregio di questo ottimo film d’orrore è che sa come divertirsi e far divertire. Cosa mai scontata. Così è facile passare sopra anche ad un finale con soluzioni d’azione un po’ grossolane e non sempre a fuoco ed è facile passare sopra ad una risoluzione che non è a livello della prima (pazzesca) parte e a certi personaggi che invece di prendere in giro l’ingenua superficialità di alcuni momenti dei videogiochi originali ci finiscono con tutti e due i piedi. Va benissimo così però, un film come Resident Evil: Welcome To Raccoon City, girato com’è, pensato com’è e asciutto com’è può fare quel che vuole.



[Fonte Wired.it]