I contenuti diffusi dalle piattaforme digitali, a partire da quelli delle big tech, dovranno essere “mappati” con criteri che consentano di rilevare l’audience digitale attraverso standard condivisi, comparabili e affidabili. Stop, quindi, alle misurazioni “fatte in casa”.
È questa, in sintesi, la novità frutto del provvedimento dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) a chiusura dell’istruttoria avviata con l’obiettivo di analizzare le metodologie di misurazione dei contenuti online e, soprattutto, per definire criteri e prescrizioni standardizzati, validi per tutti. Istruttoria che ha coinvolto tutti gli operatori del settore, dai broadcaster tradizionali tra cui Rai, Mediaset, Sky, La7 alle piattaforme di streaming, Netflix e Amazon Prime in testa e a quelle digitali, come Google. Coinvolti anche una serie di istituti di ricerca – Gfk, Ipsos, Nielsen e Comscore – e le associazioni rappresentative degli investitori pubblicitari come, ossia Upa (Utenti pubblicità associati), Una (Aziende della comunicazione unite) e Iab (Interactive advertising bureau).
“Si conclude un lavoro importante da parte degli uffici della nostra Autorità. È un risultato che pone in primo piano la trasparenza nella rilevazione degli ascolti e quindi maggiore equità nel campo pubblicitario”, commenta a Wired Italia il commissario Agcom Massimiliano Capitanio. E soprattutto pone in primo piano l’Italia, con una misura apripista per la misurazione dell’audience digitale in Europa.
Come avverrà la misurazione dell’audience
Corsia perferenziale per l’Sdk
In dettaglio Agcom individua nello standard Software Development Kit (Sdk) la soluzione preferibile poiché in grado di certificare l’affidabilità dei dati pubblicitari per gli inserzionisti in quanto traccia in tempo reale le interazioni degli utenti, dalle visualizzazioni alla durata della sessione fino ai clic, direttamente dai dispositivi mobili e dalle smart tv. Non è escluso il ricorso alle soluzioni server-to-server, quelle comunemente utilizzate perlopiù dai colossi del digitale e che diversamente da quelle Sdk non prevedono la raccolta diretta sui dispositivi degli utenti, ma consistono nello scambio di informazioni direttamente tra i server della piattaforma o broadcaster e gli enti di rilevazione dell’audience come Auditel o Audicom.


