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Da Wired.it :

Il fenomeno che si sta innescando intorno al fantomatico Fleximan, la persona o il gruppo di persone per così dire specializzate nell’abbattere autovelox in giro per Veneto, Emilia e Lombardia, rappresenta forse la quintessenza del più disfunzionale dei caratteri della società italiana: concentrarsi sul dito perdendo completamente di vista la Luna.

Controllo della velocità con un autovelox

Sono molti di più che in qualunque altro paese europeo, anche se altrove le sanzioni sono molto più severe, e regalano grossi incassi ai Comuni

Sarebbero quasi una ventina gli episodi riconducibili a Fleximan o ai suoi epigoni che a colpi di seghe elettriche o altri attrezzi buttano giù i pali dove sono installate le camere e gli altri dispositivi di trasmissione per sanzionare chi supera i limiti di velocità. “Effetto emulazione”, avrebbe detto chi indaga, per giustificare metodi e contesti diversi accomunati dallo stesso odio: quello per l’autorità che controlla e multa, rea di far cassa il più delle volte individuando violazioni ridicole. Tanto da convincere alcuni sindaci a schierarsi con chi, in certi centri particolarmente vessati dagli autovelox, acclama i presunti eroi. “Gli autovelox sono strumenti repressivi, l’Italia ne ha il triplo che nel resto d’Europa, la gente è stanca di essere vessata. Dovremmo fare educazione e prevenzione”, ha spiegato la sindaca di Villa del Conte, Antonella Argenti, eletta con una lista civica di centro-destra. Per fortuna, non ragionano tutte e tutti in questo modo, le prime e i primi cittadini delle località interessate.

Gli scampoli più assetati della politica leghista non hanno esitato a tuffarsi su fatti che meriterebbero condanna unanime, perché ogni anno sulle strade italiane muoiono migliaia di persone. Nel 2022 sono state 3.159 con un esercito di 223mila feriti. Un tema che non può e non deve toccare neanche di un millimetro la contiguità con l’illegalità e la presunta giustizia fai-da-te. No, neanche con le opere di qualche street artist – com’è accaduto a Padova – o, appunto, le chiacchiere in libertà di qualche politico. È per esempio il caso di Alberto Stefani, deputato e segretario regionale della Liga Veneta oltre che sindaco di Borgoricco, secondo cui “è importante ascoltare il disagio di cittadini, c’è un’esasperazione che va affrontata”. Chissà cosa pensare, invece, del disagio di chi su quelle stesse strade ha perso negli anni un padre, una madre, un fratello o una sorella, un figlio, un amico perché correva, perché travolto da chi ha perso il controllo del veicolo o chissà per quali altre ragioni. Con i destini degli altri non si scherza e se i problemi esistono vanno affrontati nelle sedi competenti, senza strizzare l’occhio a chi va in giro incappucciato sfoderando una sega elettrica. Altrimenti salta tutto.

Un altro che gli è andato dietro èStefano Marcon, presidente della provincia di Treviso da poco uscito dal Carroccio, che spiega che “l’autovelox è uno strumento che non funziona, non ha fatto diminuire il tasso di incidenti”. Aggrappandosi a una chiara falsità. Prendendo per esempio la Città metropolitana di Milano, sulla quale esiste un’indagine piuttosto recente (Progetto Sicurezza Milano Metropolitana del 2022) ne esce che “solo nella città metropolitana milanese ci sono stati, nel 2019, 13.607 incidenti mentre nel 2021 gli incidenti sono stati 11.385, con una riduzione del 16%. Si è passati da 106 morti a 87, un calo del 18%, mentre i feriti sono passati da 18.097 a 14.390, ovvero il 20%”. In quel lasso di tempo sono stati installati 132 apparecchi sulle provinciali milanesi. Forse in contesti diversi avremmo numeri diversi, ma basta uno studio a smentire affermazioni taglia-dibattito come quelle di Marcon. Senza contate tutte le stime legate alla sopravvivenza dei pedoni investiti diffuse in questi giorni in cui si parla di limiti orari a 30 chilometri nelle città italiane.

Il dibattito deve invece esserci, dentro e fuori dai centri abitati gli autovelox devono essere posizionati secondo le norme del Codice della strada – e secondo la legge vanno rimossi o spostati, non secondo i desiderata di qualche improvvisato Guy Fawkes del Nord-Est – e la loro distribuzione deve essere davvero efficace in termini di prevenzione e dissuasione, non certo in termini di cassa per comuni e città metropolitane. È tutto giusto e ogni argomentazione sensata è degna di essere discussa fintanto che non strizzi l’occhio a Fleximan e compagnia: a quel punto il messaggio che passa può essere devastante. Qualche numero dell’Istat può forse dare una mano a rispedire indietro quel colpo di spalle che a qualcuno potrebbe venire naturale: tra i comportamenti errati alla guida si confermano come più frequenti la distrazione, il mancato rispetto della precedenza e la velocità troppo elevata. I tre gruppi costituiscono complessivamente il 38,1% dei casi (82.857 incidenti), valore stabile nel tempo. Politici e cittadini non si lamentano per una multa, magari ritenuta ingiusta o troppo fiscale, ma si muovono semmai con chi possa sistemare eventuali situazioni al limite del vessatorio o senza le necessarie indicazioni di legge. Pensano ai numeri giusti: quelli dei morti, non dei verbali.



[Fonte Wired.it]