Formula E, com’è stata la gara finale a New York


Nella quinta stagione appena conclusa ha vinto il francese Jean-Eric Vergne, neo icona di un format in grande crescita e in grado d’attirare un pubblico appassionato di videogiochi

New York – La Formula E è nata da poco, ma ha già i suoi campioni pluripremiati, i suoi record, gli uomini simbolo e un contorno di vita mondana da far invidia ai Grammy Awards. Dopo l’ultima e quattordicesima gara della stagione Jean-Eric Vergne del team Ds Techeetah grazie al suo settimo posto si è laureato ieri a New York campione per l’edizione 2018-2019; alle sue spalle il britannico Alexander Sims (Bmw); terzo lo svizzero Sebastien Buemi (Nissan). Grazie al titolo conquistato lo scorso anno, Vergne diventa di fatto il primo pilota a detenere questa doppietta, senza dimenticare la vittoria del suo team nel campionato costruttori 2019.

In altre parole, pochi hanno vinto come lui in questa giovanissima competizione.

Il team Ds Techeetah e il suo campione Jean-Eric Vergne festeggiano la vittoria del titolo 2019. foto: Lino Garbellini

Il fatto che sia stata necessaria l’ultima corsa per incoronarlo fa ben sperare riguardo alla competitività, aspetto che rende interessante il campionato elettrico e che speriamo possa durare a lungo. “È stata una stagione molto difficile, dopo le gare andate male è stato fondamentale tornare a lavorare con maggior impegno e provare ad avere un buon risultato. Mi piacerebbe essere il Luis Hamilton della Formula E, ma devo ancora vincere tre titoli. Sono contento che mi riconoscano come un’icona di questo campionato, io provo solo a fare il mio lavoro al meglio, e sono contento che questo venga riconosciuto grazie alle vittorie”, racconta in esclusiva a Wired appena dopo la premiazione un visibilmente emozionato Vergne che, nonostante i risultati, non si riconosce ancora come un simbolo della corsa sportiva elettrica. “Ieri ho pensato di non farcela, ma è stato importante fare un veloce reset e portare a casa il risultato oggi, l’esperienza di collaudatore con Ferrari è stato qualcosa d’incredibile, non so cosa farò in futuro, sono contento di essere qui, tra poco ricomincerò a lavorare in vista del prossimo anno”.

Tanti i vip presenti nella due giorni newyorkese che ha chiuso il campionato, ad attirare l’attenzione di tutti la modella Irina Shayk che si è concessa anche un giro di pista con il patron Alejandro Agag.

In totale in questa edizione sono stati venduti 215mila tagliandi, anche se gli organizzatori hanno ammesso che in certi casi i biglietti e l’accesso al percorso era stato gestito in partnership con l’amministrazione locale, ed è quindi impossibile stabilire il numero esatto degli spettatori 2018/2019.

Sarà per le ultime stagioni non proprio esaltanti della Ferrari in Formula 1, per l’attenzione sempre crescente da parte del mondo automotive e della politica verso l’elettrico, ma la Formula E, nata cinque anni fa grazie al sogno visionario di Agag, suscita sempre più interesse, e soprattutto sembra aver trovato una sua dimensione in termini di personalità e pubblico: è stata in grado di convincere anche brand come Porsche e Mercedes che esordiranno nel 2020.

Impossibile non sottolineare come il format sia qualcosa di completamente diverso dal resto del motorsport visto fino ad ora, segna un netto cambio di rotta, non paragonale con il passato. Esattamente come lo sviluppo della tecnologia ha portato con sé cambiamenti radicali in tante aree della nostra vita, lavorativa e non, così è successo nelle corse. La Formula E è la competizione più simile a un videogioco, con tanto di variabili come il fan boost o l’attack mode che la rendono ancora più assimilabile a quel mondo. Per ora non è ancora in grado di conquistare i cuori degli appassionati di motori – e forse non lo farà mai – ma il suo target dichiarato è un altro, per età e tipologia.

Frenate, scontri e tamponamenti a catena sono parte integrante della Formula E.

“Non c’è il sound tipico delle corse di auto, ma una gara è comunque una competizione e questo è l’importante” sintetizza mirabilmente Neel Jani, selezionato dal Team Porsche come pilota per il team di Formula E, “al momento abbiamo portato a termine circa quindici test sulla vettura, andremo avanti fino ad ottobre”.

Quello che cambia però rispetto al passato non è solo il suono, anche il modo di guidare e gareggiare: le staccate anticipate per il recupero dell’energia e la gestione dell’autonomia delle batterie, per esempio. “Superare in questi circuiti cittadini è molto difficile, ho visto molte bandiere rosse, scontri e contatti, a mio parere dobbiamo tornare ad un uso ancora più strategico dell’energia in gara”, spiega Dieter Gass, responsabile dei programmi automobilismo in Audi, “linteresse sta crescendo, dipende molto dalla città ospitante, a Roma quest’anno c’è stato un grande pubblico, come a Zurigo”, anche se il format sembra nato più per una fruizione su cellulari e tablet che non dal vivo.

Ancora molto da fare quindi, e le critiche e i suggerimenti non mancano: la Formula E è un cantiere aperto proiettato al futuro, in cui la prossima stagione potrebbe essere quella dell’affermazione definitiva in un mondo dei motori che anche nella competizione va sempre più nella direzione dell’immateriale, del software che primeggia sull’hardware, ovvero il motore e la parte meccanica.

Di software ne abbiamo molto anche in Formula 1 al momento, ma nel nostro contesto è fondamentale perché gestisce la comunicazione tra la centralina (e quindi il motore) e la batteria”, ci spiega l’italiano Claudio Corradini, per tanti anni meccanico in Formula 1 e ora responsabile della logistica del team indiano Mahindra, “qui il numero delle persone che possono toccare le auto è limitato, quindi bisogna adattarsi a fare più cose, il circuito cittadino ha un asfalto meno perfetto, ci sono più buche, più sollecitazioni. Io auguro alla Ferrari di fare anche lei questo passo, ma al momento mi sembra un po’ al margine sul discorso dell’elettrico”. L’Italia resta un po’ a guardare quindi, sia come piloti che come vetture, ma il futuro appare segnato, e all’insegna del motore a batterie.

 

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