Fotovoltaico e auto elettriche, un matrimonio che s’ha da fare



Da Wired.it :

Una guida pratica ai vantaggi (e ai costi) di un impianto domestico a energia solare

Installation of solar panels near Freiburg im Breisgau, Baden-Wuerttemberg, Germany, Europe
(Foto: Corbis Images)

Lo sviluppo della mobilità elettrica può essere favorito dalla creazione di veri e propri ecosistemi domestici dedicati alla nuova tecnologia, parallelamente alla crescita della rete di ricarica pubblica. Infatti, l’installazione di pannelli fotovoltaici sull’unità abitativa, in associazione con un accumulatore in grado di stoccare l’energia prodotta e le colonnine di ricarica (o wall box), non solo consente di promuovere capillarmente l’utilizzo di fonti rinnovabili, ma anche di incrementare l’indipendenza energetica da parte degli utenti finali. Si tratta quindi di una grande opportunità, specialmente se si considera che “nei viaggi non più lunghi di 50 km si concentra il 70% delle distanze percorse” in Italia (fonte Isfort), compatibile con l’autonomia dei veicoli elettrici.

Per capire come muoversi, conviene analizzare lo scenario del settore e il contesto normativo. Secondo il rapporto Solare fotovoltaico 2020 del GSE, la taglia media di un impianto residenziale italiano è di 4,6 kW con un valore di autoconsumo rispetto alla produzione d’energia totale pari al 35%. La stessa società, nel documento Guida all’autoconsumo fotovoltaico, individua un investimento tra 3.000 euro e 8.000 euro per realizzare un impianto commisurato alle proprie esigenze familiari. Un altro plus dato dall’adozione dei pannelli solari è il servizio di Scambio sul Posto (SSP), con cui il GSE restituisce il valore dell’energia elettrica sul mercato (PUN) e un contributo aggiuntivo per ogni kWh scambiato con la rete quando l’impianto produce energia in eccesso.

Ipotizzando un fabbisogno di 4000 kWh all’anno (tariffa 0,25 €/kWh) senza impianto fotovoltaico, si avrebbe una spesa, prelevando dalla rete elettrica, di 1000 euro. Installando un’infrastruttura da 3 kW, è possibile produrre i 4000 kWh di cui si ha necessità, con 1600 kWh utilizzati in autoconsumo, pari al 40%, mentre la restante parte di 2400 kWh viene immessa in rete (di conseguenza, per 2400 kWh si “prende” l’energia dalla stessa rete). A questo punto, grazie al contributo di SSP (pari a circa 0,15 €/kWh, anche se può variare in basi a vari parametri), si ricevono 360 euro per i 2400 kW non impiegati e rimessi nella linea, che vanno a compensare l’esborso per i 2400 kW di 600 euro. Ciò si traduce in una bolletta di 240 euro, con un risparmio del 76% rispetto all’assenza dell’impianto. Da qui si capisce anche come sia possibile avere un tempo di ritorno dell’investimento di pochi anni. E, per le automobili elettriche, il beneficio corrisponde a una ricarica con un costo di circa 7-10 centesimi di euro per kWh, pari indicativamente al valore LCOE (Levelized Cost of Electricity) del fotovoltaico domestico italiano.

My sun fotovoltaico solare

Un’altra opzione da considerare è l’unione dei pannelli solari con un accumulatore. In questo caso, si può arrivare fino al 90% di autoconsumo energetico. Le batterie attualmente in commercio sono disponibili secondo differenti composizioni chimiche (piombo-gel, ioni di litio, nichel-cadmio), capacità (da 2 kWh a 12 kWh) e vita media (dai 5 ai 10 anni circa). L’investimento sostanzialmente raddoppia rispetto al semplice acquisto dell’impianto fotovoltaico, ma si incrementa in modo notevole anche il risparmio sulla bolletta.  Per avere un’idea dei costi, Enel X offre impianto fotovoltaico da 4 kW e sistema di accumulo da 4,8 kWh ad un prezzo di 5.345 euro (in caso di cessione del credito al 50%, altrimenti 10.690 euro) che include sopralluogo, progettazione e installazione. Nell’eventualità di maggiori esigenze energetiche, la stessa società propone invece impianto fotovoltaico da 6 kW e sistema di accumulo da 9,6 kWh a 20.500 euro.

Per completare il quadro, bisogna poi parlare delle infrastrutture di ricarica per i veicoli. Possono essere le tradizionali “colonnine” e le wall box, ovvero le “scatole” da parete. Con il contatore da 3,3 kW i tempi per il rifornimento sono però molto lunghi (10-12 ore per una vettura con batteria da 40 kWh, come la piccola VW e-up!). Inoltre, si rischiano malfunzionamenti, soprattutto in caso di ricarica contemporaneamente all’uso degli elettrodomestici. Per aumentare la rapidità e la sicurezza del processo, conviene quindi aumentare la potenza del contatore fino a 7 kW, installando una presa di tipo industriale oppure la wall box adeguatamente dimensionata (con potenza superiore ai 3,7 kW, che gioverebbe anche degli incentivi fiscali di cui si parla successivamente). Con un altro grande vantaggio: la programmazione “intelligente” della ricarica, anche da remoto. I prezzi di questi componenti variano da poche centinaia di euro fino a qualche migliaio di euro. E si possono trovare in pacchetti più strutturati. Ad esempio, la società norvegese Otovo propone la combinazione tra impianto da 4,2 kW, batteria da 5 kWh, wall box da 7,4 kW e cavo di ricarica a 16.300 euro (8.150 euro con sconto in fattura al 50%).

Infine, dal punto di vista fiscale, vale la pena di ricordare che gli impianti fotovoltaici e i sistemi di accumulo possono usufruire del Superbonus 110%, ma solo se la loro installazione avviene congiuntamente a uno degli interventi trainanti, di efficienza energetica o di miglioramento sismico. Come riporta la guida ENEA, “L’ammontare complessivo delle spese detraibili è di € 48.000, con un tetto massimo di € 2.400 per kW di potenza nominale dell’impianto solare fotovoltaico”. Anche per gli accumulatori la spesa massima complessiva consentita è di 48.000 euro, con un limite unitario di 1000 €/kWh. Sul fronte delle colonnine, invece, la spesa per l’installazione dei sistemi di ricarica dei veicoli deve essere “nel limite di 2000 euro per colonnina in un edificio singolo”, 1500 euro per massimo 8 colonnine e 1200 euro oltre le 8 colonnine. Anche in questo caso, a condizione che l’intervento sia associato ad almeno un intervento trainante di efficienza energetica. Ci vogliono 5 anni per rientrare dall’investimento, ma si può anche optare per lo sconto in fattura o la cessione del credito d’imposta (a banche, intermediari finanziari, fornitori o altri soggetti privati).

Qualora non si fosse interessati a operazioni “corpose” per la propria abitazione, un’alternativa è il Bonus Casa. Qui la detrazione prevista è del 50 per cento, fino al limite massimo di spesa di 96.000 euro, applicabile per l’installazione dell’impianto fotovoltaico così come dell’accumulatore. Per le colonnine di ricarica, invece, come indicato nella Legge di Bilancio 2019, il tetto massimo di spesa per ottenere la detrazione è di 3.000 euro, relativo all’acquisto, installazione di una stazione di ricarica domestica oppure all’aumento della potenza del contatore di casa (fino a 7 kW). Sono esclusi dalla detrazione i dispositivi di ricarica fino a 3,7 kW, mentre sono compresi quelli con potenza superiore, fino a 22 kW. Per tutti e tre i componenti (impianto fotovoltaico, accumulatore, colonnina di ricarica) la detrazione fiscale è recuperabile in dieci anni. Si può avere anche uno sconto in fattura del 50% dal fornitore sul prezzo dell’impianto. In alternativa, si può cedere il credito direttamente a una banca o a un altro intermediario. Si consiglia comunque di controllare attentamente la normativa per conoscere gli aggiornamenti sugli incentivi (comprese le scadenze).

L’autoconsumo energetico rappresenta quindi per gli automobilisti elettrici un’occasione di risparmio economico importante, ma anche lo strumento per assumere il ruolo di “prosumer”, diventando così soggetti attivi nella promozione (e nella fruizione) delle fonti rinnovabili.





[Fonte Wired.it]