Fusione nucleare: fra otto anni potrebbe alimentare la rete

da Hardware Upgrade :

Ieri alcuni di noi hanno puntato il naso all’insù per ammirare – adeguatamente protetti – l’eclissi solare, parzialmente visibile dall’Italia: il cosmo attrae tutti, che si tratti di esperti, appassionati o semplici curiosi e la possibilità di poter riprodurre sulla Terra ciò che avviene sul Sole, di poterlo controllare e gestire in totale sicurezza, viene vista da molti come uno dei più grandi traguardi – o forse il più grande traguardo – raggiungibile dal genere umano. Gli operatori del settore stanno diventando più ottimisti e secondo un’indagine della FIA, la Fusion Industry Association, la speranza è che la fusione diventi accessibile entro il 2030 a livello commerciale, andando quindi a immettere potenza sulla rete.

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Nel 2022 le imprese del settore hanno raccolto finanziamenti pari a 2,83 miliardi di dollari aumentando del 139% le risorse economiche a loro disposizione, secondo quanto riportato dalla FIA; anche il numero degli attori partecipanti è aumentato, passando da 23 imprese private a 33.

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Fra queste spiccano la Commonwealth Fusion Systems e la Helion Energy; quest’ultima ha terminato nel 2020 il suo sesto prototipo di reattore, chiamato Trenta, sta attualmente costruendo il settimo, denominato Polaris, e progettando l’ottavo, Antares. Secondo le ricerche dell’azienda, Polaris sarà il primo dispositivo di fusione in grado di produrre più energia di quanta ne consumi, fornendo importanti dati per lo sviluppo di Antares. Dietro ai notevoli progressi di Helion c’è l’astuzia aziendale di trarre vantaggio dalle competenze locali; Polaris è in costruzione ad Everett, nello Stato di Washington, dove si trovano alcune delle più grandi fabbriche Boeing, circostanza che ha permesso ad Helion di collaborare con affermati lavoratori di precisione ed ingegneri.

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Anche le società di fusione finanziate da privati hanno fatto progressi significativi, con Commonwealth Fusion Systems, nel Massachusetts, che ha costruito il magnete più potente del mondo; Tokamak Energy, nel Regno Unito, ora in grado di effettuare la compressione precisa del plasma e General Fusion, in Canada, capace di operare sul plasma ad alte temperature in sicurezza.

Queste pietre miliari stanno attirando l’attenzione – e i soldi – di numerosi privati pronti a finanziare la ricerca, portando l’ammontare totale delle risorse finanziarie a disposizione del settore ad oltre 4,7 miliardi di dollari. Fra gli investitori spiccano i nomi di Bill Gates e Jeff Bezos.

Persino il governo americano è entrato in scena, staccando un assegno da 117 milioni di dollari, il triplo rispetto allo scorso anno.

Gli anni 2021 e 2022 sono stati cruciali per lo sviluppo tecnologico e sarà fondamentale vedere come la fusione lascerà progressivamente i laboratori ed entrerà nel mercato negli anni a venire; come riportato dal CEO della FIA Andrew Holland, quest’anno si è raggiunta una produzione di energia record dal Joint European Torus di Oxford e periodi di tempo sempre più lunghi di confinamento del plasma ad alta temperatura a KSTAR in Corea del Sud e EST in Cina.

Ma il traguardo più importate è quello ottentuto dalla National Ignition Facility in California che ha segnato il primo caso di “burning plasma”. Per spiegare con un’immagine cosa sia il burning plasma basta pensare al Sole, sulla cui superficie la reazione di fusione si auto-alimenta: il calore necessario alla fusione degli atomi di idrogeno proviene dalla fusione stessa, cosicché non è necessario immettere energia dall’esterno per alimentarla.

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Nonostante i progressi portati avanti dai singoli centri di ricerca disseminati in tutto il mondo, c’è ancora molto lavoro da fare in alcune aree, come la creazione di una forza lavoro più diversificata, per includere fisici e ingegneri termici, ha affermato la FIA, che vede anche la necessità di creare una sinergia globale, che riguardi tutti i Governi, per la ricerca e sviluppo di questo settore. 

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