L’AGCM indaga su Glovo e Deliveroo per potenziali pratiche commerciali ingannevoli L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha lanciato un’inchiesta su diversi marchi appartenenti a Glovo—tra cui Glovoapp23 S.A., Foodinho S.r.l. e Glovo Infrastructure Services Italy S.r.l.—e sulla…
L’AGCM indaga su Glovo e Deliveroo per potenziali pratiche commerciali ingannevoli
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha lanciato un’inchiesta su diversi marchi appartenenti a Glovo—tra cui Glovoapp23 S.A., Foodinho S.r.l. e Glovo Infrastructure Services Italy S.r.l.—e sulla società Deliveroo Italy Srl. L’obiettivo è identificare possibili comportamenti scorretti riguardanti i servizi di consegna di alimenti a domicilio. In particolare, si sospetta che le aziende abbiano fornito informazioni ingannevoli riguardo al loro impegno etico e alla responsabilità sociale, creando un’immagine che potrebbe non riflettere la realtà.
Contesto dell’inchiesta
Le indagini riguardano i messaggi comunicati al pubblico attraverso i canali ufficiali delle aziende, in particolare riguardo al codice etico e alle sezioni “chi siamo” sui loro siti web. Queste aziende sembrano aver costruito una narrazione che promuove un quadro di rispetto degli standard etici e sociali, che tuttavia non corrisponderebbe ai fatti, specialmente per quanto concerne il trattamento dei lavoratori, noto come “rider.” Le preoccupazioni principali riguardano le condizioni di lavoro e il rispetto delle normative legali, con un focus particolare sul modo in cui è gestito il lavoro attraverso algoritmi e modelli operativi.
Nei primi giorni di maggio, gli agenti dell’AGCM, coadiuvati dal Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza, hanno condotto ispezioni presso le sedi di Foodinho, Glovo Infrastructure Services e Deliveroo per raccogliere ulteriori prove.
Le condizioni di lavoro dei rider: una realtà diversa?
Le contestazioni sollevate dall’AGCM si concentrano sulla realtà lavorativa dei rider, evidenziando una netta discrepanza tra ciò che viene comunicato dalle piattaforme e le testimonianze di chi lavora per esse. Parlando con i rider, emerge un quadro di instabilità, dove la loro retribuzione è modulata su un sistema di premi e penalizzazioni che si basa su algoritmi, a volte poco trasparenti. Questa complessità spesso si traduce in incertezze e insoddisfazione, creando un clima di lavoro precario che contrasta con le affermazioni riguardanti la sicurezza e il supporto ai lavoratori.
Le indagini lanciano anche un faro su un settore in forte crescita, quello della gig economy, particolarmente attivo in Italia. Queste piattaforme, nonostante offrano convenienza ai consumatori, si trovano sempre più sotto esame per la loro responsabilità nei confronti dei lavoratori che operano tramite i loro servizi.
La reazione di Deliveroo
In risposta all’inchiesta, Deliveroo ha emesso un comunicato in cui assicura di collaborare pienamente con l’Autorità Antitrust. L’azienda ribadisce la volontà di mantenere un dialogo aperto e trasparente con le autorità competenti, sottolineando il suo impegno nell’offrire supporto a migliaia di rider, commercianti e consumatori in tutto il Paese. Deliveroo difende la correttezza delle sue pratiche commerciali, cercando di rassicurare le parti interessate sulla legalità delle proprie operazioni.
Conclusione: Implicazioni per il futuro
Questa inchiesta segna un passo significativo nell’evoluzione della regolamentazione delle piattaforme di food delivery in Italia. Se da un lato il mercato della consegna a domicilio continua a espandersi, dall’altro, è fondamentale garantire che i diritti dei lavoratori siano rispettati e che le aziende agiscano in modo responsabile. I consumatori, a loro volta, potrebbero trovarsi più consapevoli e critici nei confronti delle aziende che scelgono di supportare. Una maggiore trasparenza potrebbe rivelarsi vantaggiosa non solo per i rider, ma anche per il settore nel suo complesso, contribuendo a costruire un panorama lavorativo più equo e sostenibile.
