Non fiorisce e tende in generale a passare inosservata. Eppure si ĆØ appena aggiudicata un posto nel Guinness Book of World Records: la Tmesipteris oblanceolata ha il più grande genoma mai scoperto in un essere vivente. Lo rivelano i risultati di uno studio pubblicato su iScience, firmato da un gruppo di ricercatori del Royal Botanic Gardens di Kew (Londra, Regno Unito) e dellāInstitut BotĆ nic de Barcelona (Spagna). A che cosa le serva un genoma cosƬ grande al momento ĆØ un mistero, ma gli autori sperano che questa scoperta possa aiutarci a capire se le dimensioni del patrimonio genetico di un certo organismo possano avere a che fare ad esempio con la sua capacitĆ di adattarsi ai cambiamenti.
Una felce da record
T. oblanceolata vanta ben 160 miliardi di coppie di basi azotate allāinterno del proprio genoma, mentre quello umano ne contiene circa tre miliardi. Le basi azotate sono le molecole che contraddistinguono i nucleotidi, i mattoncini di cui ĆØ costituito il Dna. Un record non da poco, fino ad oggi detenuto dalla Paris japonica, una pianta da fiore originaria del Giappone, il cui genoma contiene circa 11 miliardi di coppie di basi azotate in meno rispetto a T. oblanceolata.
Ma il fascino di questa felce non ĆØ legato solo al suo enorme patrimonio genetico: āTmesipteris ĆØ un piccolo genere di felci unico e affascinante, i cui antenati si sono evoluti circa 350 milioni di anni fa – ben prima che i dinosauri mettessero piede sulla Terra – e si distingue per il fatto di essere prevalentemente epifita [ossia di crescere principalmente sui tronchi e sui rami di altre piante o alberi, nda] e per la distribuzione limitata allāOceania e a diverse isole del Pacificoā, racconta Jaume Pellicer, che ha guidato lo studio ed ĆØ ricercatore in biologia evolutiva presso lāInstitut BotĆ nic de Barcelona.
Lo studio e le prospettive future
I campioni analizzati dagli autori sono stati raccolti in Nuova Caledonia, un arcipelago francese situato nellāOceano Pacifico sudoccidentale, a est dellāAustralia. Nel corso della ricerca il gruppo di ricercatori ha isolato i nuclei di migliaia di cellule di T. oblanceolata e li ha trattati con un reagente colorato che si lega in modo specifico al Dna. Utilizzando come riferimento i nuclei di una pianta con un genoma di dimensioni note (trattati con lo stesso reagente), gli autori sono risaliti al numero di coppie di basi azotate contenute nel genoma della felce.
āChi avrebbe mai pensato che questa pianta minuscola e senza pretese, alla quale la maggior parte delle persone passerebbe accanto senza farci caso, potesse vantare un record mondiale in termini di dimensioni del genomaā, commenta Ilia Leitch, ricercatrice presso i Royal Botanic Gardens e co-autrice dello studio. āRispetto ad altri organismi, le piante sono incredibilmente diverse se considerate a livello di Dna, e questo dovrebbe farci riflettere sul loro valore intrinseco nel quadro della biodiversitĆ globaleā, conclude la scienziata: āQuesta scoperta solleva anche molte nuove ed entusiasmanti domande sui limiti di ciò che ĆØ biologicamente possibile, speriamo di risolvere questi misteri un giornoā.


