Gestione dei fornitori ICT: l’ombra del rischio penale fra GDPR e NIS2

L’adeguamento delle normative europee sulla cybersecurity e la protezione dei dati personali sta creando nuove sfide per le aziende, in particolare per quanto riguarda la gestione dei fornitori ICT. Fino a poco tempo fa, le aziende si sono concentrate principalmente sulle clausole contrattuali di conformità al GDPR, ma la crescente integrazione delle tecnologie richiede un cambio di rotta. Ora è essenziale considerare la responsabilità legale e il rischio penale legato alle carenze nella gestione della supply chain digitale, specialmente alla luce delle recenti direttive europee.

Limiti del GDPR nella gestione dei fornitori

L’articolo 28 del GDPR stabilisce che le aziende devono avvalersi di fornitori che offrano “garanzie sufficienti” in termini di sicurezza. Questo ha portato a una prassi in cui l’adozione di contratti standardizzati diventa il fulcro della gestione delle relazioni con i fornitori. Tuttavia, una tale impostazione ha una falla significativa: la semplice presenza di clausole contrattuali non garantisce che queste vengano effettivamente attuate nel momento del bisogno. Questo vuoto normativo può esporre le aziende a gravi rischi, specialmente poiché la direttiva NIS2 introduce requisiti più stringenti in merito alla sicurezza della supply chain, esigendo una continua valutazione e monitoraggio delle performance dei fornitori.

Rischio penale nella supply chain digitale

La superficialità nella gestione dei fornitori può avere conseguenze legali gravi. Non si tratta più solo di affrontare sanzioni amministrative, ma di essere potenzialmente soggetti a responsabilità penale. Ad esempio, la legislazione italiana prevede reati informatici come l’accesso abusivo a sistemi informatici, che possono essere commessi da terzi operanti per conto dell’azienda. È cruciale che le organizzazioni comprendano in che misura possono essere ritenute responsabili se non controllano adeguatamente i fornitori. In base al Decreto Legislativo 231/2001, se un reato avviene a causa di carenze organizzative, l’azienda può essere chiamata a rispondere per il comportamento del fornitore.

Il ruolo cruciale del Third Party Risk Management

In questo contesto complesso, il Third Party Risk Management (TPRM) diventa un elemento fondamentale per la compliance e per prevenire rischi legali. Le aziende devono ripensare la gestione dei fornitori come un processo integrato e continuo, non limitato a stipulare contratti. Dovrebbero essere implementati controlli e audit periodici per garantire che i fornitori rispettino gli standard di sicurezza. La frammentazione tra le varie funzioni aziendali come cybersecurity, compliance e risk management è una delle maggiori vulnerabilità in questo ambito. È necessario un approccio olistico che unisca questi aspetti, creando una governance del rischio che possa dimostrare l’efficacia del controllo sui fornitori.

Conclusioni pratiche

La gestione dei fornitori ICT rappresenta oggi una delle aree più critiche per le aziende, specialmente in Italia, dove il panorama normativo è in evoluzione. Per evitare di trovarsi alla mercé di rischi penali, le aziende devono andare oltre il semplice rispetto delle normative e costruire un sistema di governance robusto. Questo non significa solo rispettare le clausole contrattuali, ma dimostrare una capacità attiva di controllo e monitoraggio dei fornitori. In definitiva, la vera sfida risiede nella creazione di strutture organizzative che non solo prevengano le violazioni, ma che siano in grado di rispondere collegialmente ai rischi che derivano da un ecosistema digitale sempre più interconnesso.