“Sempre due ce ne sono. Un maestro e un apprendista.” Questa celebre frase, che ogni appassionato di Star Wars conosce alla perfezione, è un paradigma granitico che spiega come il male si generi e si trasferisca di persona in persona, di generazione in generazione. Perché il male è permeabile, è una matrice che attecchisce, cerca un varco. Un meccanismo che si ritrova, a suo modo, anche nel franchise slasher Scream, ideato e plasmato da Wes Craven e Kevin Williamson, dove l’orrore cambia pelle, sopravvive nel tempo, celandosi dietro la celebre maschera di Ghostface.
Questa logica di trasmissione, di eredità e di corruzione, si inserisce nel nuovo capitolo della saga horror, Scream 7, che più di ogni altro è destinato a interrogarsi su come nasce Ghostface, come questa maschera continui a esistere, perché torna ad abitare gli schermi con il suo ghigno disturbante. Il film, scritto e diretto da Kevin Williamson, e co-sceneggiato con Guy Busick, già apprezzato per Final Destination Bloodlines, Abigail e Finché morte non ci separi, riporta sul grande schermo due icone della saga, ovvero Neve Campbell e Courteney Cox.
Questo settimo e attesissimo capitolo, disponibile nelle sale dal 25 febbraio 2026, ci riporta nella vita di Sidney Prescott che, dopo anni dall’orrore vissuto, è riuscita a ricostruirsi un’esistenza serena. Vive a Pine Grove, dove gestisce una caffetteria, ed è sposata con il capo della polizia locale. Insieme hanno una figlia di 17 anni, Tatum (Isabel May), fidanzata con un ragazzo verso il quale Sidney nutre più di qualche dubbio. La tranquillità viene però spezzata da una telefonata inquietante: un uomo che afferma di essere Stu Macher, creduto morto da trent’anni, la contatta dicendole di trovarsi davanti al liceo di sua figlia, pronto a compiere una strage. In quel momento Tatum si trova proprio all’interno del teatro della scuola, impegnata in una prova insieme ai suoi amici e compagni, quando Ghostface fa il suo terrificante ritorno.
Il nuovo film della saga di Scream
Scream è una saga che ha sempre saputo trasmettere l’orrore trasformandolo in grande cinema, affidandosi ai proprio mezzi, mettendo a nudo il meccanismo stesso dello spettacolo, spogliandolo di tutto, servendosi di ogni espediente, di ogni formula, di ogni convenzione possibile. Per questo Ghostface non perde mai il proprio fascino, perché è una maschera horror che si nutre dei cliché e li ribalta, talmente eccessivo nella sua semplicità che diventa depistante. Questo ultimo capitolo di Scream è un continuo labirinto metanarrativo, un circuito vorticoso in cui il passato torna sempre a riaffacciarsi nel presente, un passato mai sepolto, mai superato, sempre pronto a riemergere.
Sidney deve fare i conti ancora una volta con la sua paura più grande, la figura di Ghostface che questa volta prende mira anche sua figlia e i suoi amici, e lo fa servendosi di ogni possibilità orrorifica, di ogni piccola o grande intuizione narrativa, che può andare da una diretta streaming a una videochiamata, da un voce manipolata a un volto sorprendentemente noto. Ghostface, come sappiamo, può essere chiunque e chiunque può celarsi dietro quella maschera, chiunque può vestirne la rabbia, la furia omicida, tutti sono possibili sospettati. Ogni generazione deve confrontarsi con i propri mostri, mostri che tornano, che cambiano forma, che non appartengono a una sola epoca, mostri che esistono perché qualcuno vuole ricordarli, o continua a evocarli, mostri che esistono perché quella maschera continua ad avere bisogno di un volto.


