Google Chrome mette al bando i programmi che spiano i dati


Google rimuoverà le estensioni di Chrome che non soddisfaranno i requisiti delle nuove policy sulla privacy che entreranno in vigore il prossimo 15 ottobre

Sundar Pichai, AD di Google davanti al logo di Chrome. (Foto: David Paul Morris/Bloomberg via Getty Images)

Dal prossimo 15 ottobre Google non supporterà più per il suo browser Chrome quelle estensioni che raccolgono dati sull’attività di navigazione dell’utente. Dopo che entreranno in vigore le nuove politiche sulla privacy di Google, le estensioni che non ne soddisfano i criteri verranno rimosse dai Chrome web Store di Windows, Mac e Linux come anticipato a maggio.

Saranno coinvolte nel controllo di verifica tutte quelle estensioni che gestiscono dati di un utente. Con “gestire”, Google intende raccogliere, trasmettere, utilizzare o condividere informazioni.

Tutti gli sviluppatori dovranno fornire agli utenti un’adeguata informativa sulla  sulla privacy. In caso contrario Google non sosterrà più l’estensione in questione rimuovendola dagli store.

Questo procedimento fa parte del Project Strobe che Big G ha messo in atto lo scorso ottobre al fine di migliorare la privacy e la sicurezza dei suoi utenti. Project Strobe è stato fondamentale nel rilevare il bug, nel defunto Google+, che espose oltre 500mila utenti e che fu uno dei responsabili dell’anticipo della chiusura del social network di casa Google.

Quest’iniziativa ha anche lo scopo di inasprire le sue politiche offrendo maggiori controlli sui dati a cui le app di terze parti possono accedere a Gmail, Drive e altri servizi Google.

Uno dei motivi per cui Google vuole eliminare le estensioni che non soddisfano i requisiti di protezione della privacy e della gestione dati degli utenti è legata a una ricerca pubblicata dal Washington Post, che ha scoperto una rete di estensioni che spiavano i dati degli utenti di Chrome e Firefox.

Queste estensioni avrebbero raccolto le attività di navigazione, comprese le informazioni di identificazione personale, condividendole poi con un broker di dati di terze parti senza nome che le ha trasmesse a una società di analisi chiamata Nacho Analytics.

Siccome fino al 15 ottobre la strada è lunga, Wired consiglia di agire con prudenza rivedendo le autorizzazioni delle estensioni già installate e prendendo in considerazione la possibilità di disinstallare le estensioni utilizzate raramente, passando all’utilizzo di software esterni che non prevedono l’utilizzo dei dati dell’utente.

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