Sui social, le segnalazioni di episodi bizzarri legati alle app di consegna e di navigazione si rincorrono, dai rider che sembrano bloccati in mezzo al mare ai tragitti di dieci minuti che improvvisamente schizzano a mezz’ora. Per chi vive nei paesi del Golfo persico, dove la vita è più o meno ripresa nonostante i continui attacchi dell’Iran, questi piccoli malfunzionamenti sono un promemoria del fatto che sopra le loro teste la guerra continua.
Questi problemi infatti sono riconducibili alla guerra elettronica. Nei conflitti moderni, disturbare la navigazione satellitare è ormai una tattica comune. Interferendo con i gps, gli eserciti fanno sì che per gli avversari sia più difficile guidare con precisione droni, missili o strumenti di sorveglianza.
Il punto è che gli stessi segnali satellitari utilizzati in ambito militare alimentano anche molte infrastrutture civili, tra cui l’aviazione commerciale, il traffico marittimo, la logistica e le app di navigazione di uso quotidiano. Gli effetti di queste interferenze si ripercuotono quindi anche su compagnie aeree, rotte marittime, sistemi logistici e servizi digitali, che dipendono da dati di posizione e temporizzazione precisi.
Le operazioni di disturbo dei gps si dividono in due tecniche, diverse ma strettamente collegate: il jamming e lo spoofing. Capire la differenza tra le due aiuta a chiarire perché a volte la navigazione smette di funzionare, mentre in altri casi le app indicano posizioni sbagliate.
Come funzionano gli attacchi ai gps
I satelliti gps si trovano a circa 20mila chilometri di distanza da noi e trasmettono con una potenza di circa 50 watt. Quando raggiunge la Terra, quindi, il segnale è relativamente debole e sorprendentemente facile da disturbare: basta un piccolo jammer economico acquistabile online e alimentato a batteria per mandare in tilt la navigazione e la sincronizzazione in una determinata area.
Si parla di jamming quando qualcuno copre deliberatamente i deboli segnali emessi dai satelliti gps con un rumore molto più potente. “È come abbagliare l’occhio”, spiega James Stroup, responsabile della crescita del sistema di navigazione AqNav, sviluppato da SandboxAQ. “State cercando di vedere qualcosa di molto lontano, ma qualcuno vi punta una torcia negli occhi e improvvisamente non riuscite più a distinguere nulla”.
Lo spoofing è invece una tecnica più sofisticata e insidiosa, che consiste nella trasmissione di segnali gps falsi che imitano quelli reali emessi dai satelliti, inducendo i ricevitori a calcolare una posizione errata. In questi casi quindi la navigazione appare normale ma mostra una posizione errata.
Invece di limitarsi a bloccare il segnale gps, uno spoofer cerca di sostituirlo: “ascolta” i segnali autentici e poi ne ritrasmette di nuovi e falsi, inducendo il ricevitore di un drone, di una nave o di un aereo a credere che sia comparso un nuovo satellite.


