Dietro la scelta di aprire sedi e issare bandiere, c’è la necessità di avere un avamposto su un’isola diventata laboratorio naturale anche per tecnologie di difesa: intelligenza artificiale, droni autonomi, sensori satellitari e radar avanzati convivono in un ecosistema dove ogni dato può diventare informazione strategica. Qui si possono processare enormi quantità di segnali, identificare anomalie, tracciare movimenti sospetti su mare e ghiaccio e prevedere scenari che altrove resterebbero opachi. È questo il contesto descritto dal report di Clingendael, Cold Calculations: The Future of Arctic Security che racconta come l’Artico stia diventando un crocevia tecnologico e geopolitico: non più solo rotte polari e basi militari, ma un vero nodo di dati, intelligenza e sorveglianza avanzata.
Ed è qui che entra in scena il programma Arctic Sentry, letteralmente “la sentinella artica”. Nato dentro la Nato, il programma è pensato per integrare radar, satelliti, droni e sistemi autonomi in un’unica rete di sorveglianza e allerta precoce. Non è un’operazione di guerra, ma una rete intelligente che permette all’Alleanza di monitorare costantemente rotte, traffico navale, basi remote e qualsiasi segnale anomalo nell’Artico. L’obiettivo è chiaro: creare un “occhio” permanente e coordinato, in grado di reagire in tempo reale e di condividere informazioni tra gli alleati. In pratica, Arctic Sentry trasforma la Groenlandia in un hub tecnologico essenziale, non solo per Washington, ma anche per Ottawa, Parigi e Bruxelles. È questo mix di infrastrutture fisiche, algoritmi e dispositivi autonomi che rende l’isola il cuore di un nuovo modello di sicurezza: discreto, sofisticato, multilaterale, ma allo stesso tempo pronto a fare la differenza quando conta davvero.
L’Occidente “concreto” nelle parole di Macron e Carney
Sia Macron che il primo ministro canadese Mark Carney sembrano diventati attori principali del nuovo posizionamento degli storici alleati di Washington nei confronti delle politiche di Donald Trump. A Davos, Macron ha definitivo la situazione della Groenlandia un “richiamo al risveglio strategico per tutta l’Europa”, insistendo sulla necessità di autonomia strategica e cooperazione multilaterale**. Macron ha collegato la presenza francese a Nuuk alla protezione delle infrastrutture critiche, dei dati e delle rotte artiche, sottolineando che l’Europa deve *“costruire capacità proprie di sorveglianza, difesa e innovazione tecnologica”*, senza delegare tutto agli Stati Uniti.


