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Guerra in Medio Oriente, tutti i paesi coinvolti nel conflitto (dall’Iran a Israele passando per l’Europa)

di webmaster | Mar 6, 2026 | Tecnologia


Gli attacchi hanno già creato problemi a diverse catene di approvvigionamento globali, generando incertezza nei settori del petrolio, del gas e dei fertilizzanti, mentre diverse infrastrutture chiave sono state colpite o chiuse per precauzione. Anche il traffico marittimo nello stretto di Hormuz, una delle rotte commerciali più importanti al mondo, si è fermato.

Mentre il conflitto continua a intensificarsi e allargarsi, Wired monitora i vari paesi coinvolti e il loro ruolo nella guerra in Medio Oriente.

La mappa interattiva del conflitto in Medio Oriente

Iran

Al 6 marzo, i media statali iraniani stimano che i morti nel paese dall’inizio dell’offensiva di Stati Uniti e Israele abbiano superato i 1.300. Secondo Al Jazeera, sono stati colpiti anche diversi ospedali e scuole. L’aviazione israeliana afferma di aver attaccato l’Iran con oltre 5mila munizioni dall’inizio dell’operazione.

Israele

Israele è ovviamente al centro delle ritorsioni iraniane. A oggi, almeno 11 persone sono morte e più di 40 edifici sono stati danneggiati a Tel Aviv.

Azerbaigian

Il 5 marzo, l’Azerbaigian ha dichiarato che droni partiti dall’Iran hanno attraversato i confini del paese, danneggiando un edificio aeroportuale e ferendo due civili. Il presidente Ilham Aliyev ha affermato che le forze armate “sono state istruite a preparare e attuare adeguate misure di ritorsione”, secondo quanto riportato da Reuters. L’Iran ha fin qui negato la responsabilità degli attacchi.

Bahrain

Missili e droni hanno raggiunto diverse località del Bahrain, tra cui una base navale statunitense, secondo la Bbc. Il 2 marzo, Amazon ha riferito di un attacco con drone nelle immediate vicinanze di uno dei suoi data center nel paese. Come riportato da Cnbc, i media statali iraniani hanno dichiarato che la struttura sarebbe stata presa di mira a causa del sostegno dell’azienda alle operazioni militari statunitensi.

Cipro

Il 2 marzo, un attacco con drone ha colpito una base aerea britannica a Cipro. L’attacco ha causato danni limitati e nessuna vittima. Diversi paesi europei, tra cui Italia, Grecia, Regno Unito e Francia, hanno inviato mezzi per coadiuvare le difese del paese.

Iraq

Dal 28 febbraio, sono stati segnalati diversi attacchi iraniani contro una base militare statunitense vicino all’aeroporto internazionale di Erbil, secondo quanto riportato dal gruppo di monitoraggio indipendente Armed conflict location and event data.

Giordania

Le forze armate giordane hanno intercettato decine di missili dall’inizio del conflitto. Almeno un gruppo militante sostenuto dall’Iran e attivo in Iraq ha rivendicato la responsabilità, secondo Associated press. Il 2 marzo, l’ambasciata degli Stati Uniti ha annunciato che il suo personale ha lasciato temporaneamente il paese.

Kuwait

Il Kuwait ha subito diverse ondate di attacchi con missili e droni iraniani a partire dal 28 febbraio. Il 2 marzo, il Comando centrale degli Stati Uniti ha dichiarato in un comunicato che tre caccia statunitensi sono stati abbattuti accidentalmente dalle difese aeree kuwaitiane durante un attacco che ha coinvolto aerei, missili e droni iraniani.

Libano

Dopo che il gruppo militante libanese Hezbollah ha lanciato attacchi con razzi e droni contro il paese, Israele ha attaccato il sud del Libano e nelle ultime ore ha avviato un’intensa campagna di bombardamenti contro alcuni quartieri della capitale Beirut. Come riferisce Al Jazeera, il primo ministro libanese Nawaf Salam ha vietato le attività militari e di sicurezza di Hezbollah.

Oman

Il porto commerciale di Duqm è stato colpito da diversi attacchi con droni. Le autorità in Oman hanno inoltre reso noto che è stata attaccata almeno una petroliera, al largo del porto di Khasab nello stretto di Hormuz.

Qatar

Il 2 marzo, QatarEnergy ha annunciato su X che avrebbe interrotto la produzione di gas naturale liquefatto dopo un attacco contro le proprie strutture nel paese, senza ricondurre direttamente l’operazione a uno stato. Il 3 marzo l’azienda ha pubblicato un nuovo messaggio annunciando che sospenderà anche la produzione di altri prodotti, tra cui urea, polimeri, metanolo e alluminio.

Arabia Saudita

In Arabia Saudita sono state colpite diverse infrastrutture. Il 3 marzo l’ambasciata degli Stati Uniti a Riyadh, la capitale del paese, è stata danneggiata. Il 4 marzo Reuters ha riportato che una delle più grandi raffinerie saudite di Saudi Aramco, la compagnia petrolifera a maggioranza statale, è stata presa di mira da un tentativo di attacco con drone.

Siria

Tom Fletcher, sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli affari umanitari e il coordinamento dei soccorsi d’emergenza, ha dichiarato che la Siria è tra i paesi in cui la popolazione e infrastrutture civili sono sotto attacco.

Turchia

Il 4 marzo, il ministero della Difesa turco ha annunciato che la Nato ha intercettato munizioni balistiche lanciate dall’Iran e che alcuni frammenti sono caduti nella provincia di Hatay, che si affaccia sul Mar Mediterraneo e confina con la Siria. L’Iran ha negato di aver lanciato missili verso il paese.

Emirati Arabi Uniti

Il 4 marzo, funzionari del ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti hanno affermato che il paese del Golfo persico ha intercettato centinaia di attacchi con droni e missili provenienti dall’Iran. Nonostante l’elevato numero di intercettazioni, i detriti delle esplosioni hanno comunque causato danni in diverse aree. A Dubai, hanno colpito il Burj Al Arab, hotel di lusso simbolo della città, e Palm Jumeirah, l’isola artificiale che ospita alberghi e complessi residenziali di fascia alta. Il 2 marzo, Amazon web services ha annunciato che due strutture dell’azienda negli Emirati sono state colpite, causando “disservizi e una riduzione della disponibilità dei servizi”.

I paesi che stanno evacuando i propri cittadini

Il 2 marzo, Mora Namdar, assistente segretario del dipartimento di Stato statunitense per gli affari consolari, ha pubblicato su X un messaggio in cui invitava gli statunitensi a lasciare diversi paesi del Medio Oriente a causa di gravi rischi per la sicurezza. Il 4 marzo, Reuters ha riportato che l’esercito statunitense ha messo a disposizione posti su aerei cargo militari per gli americani che stanno cercando di lasciare la regione.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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