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Da Wired.it :

Terminava cinque anni fa una serie tv fin troppo sottovalutata, che immergeva il personaggio di Hannibal Lecter in una interpretazione umanissima e in un’estetica grottesca e irresistibile

Il 29 agosto 2015 terminava Hannibal, una serie che forse qui da noi è passata sotto traccia ma che in realtà è un piccolo gioiellino oscuro che vale la pena recuperare. Come si può intuire dal titolo, si tratta di una versione inedita della storia del serial killer cannibale Hannibal Lecter, che viene dipinto qui molti anni prima delle vicende che tutti ricordiamo raccontate nel film Il Silenzio degli innocenti, dove aveva il volto inquietante e indimenticabile di Anthony Hopkins. Qui l’incarnazione più giovane del personaggio creato nei romanzi di Thomas Harris è interpretata da Mads Mikkelsen: lo vediamo mentre fa da consulente all’Fbi, celando (ma non troppo) il suo lato più oscuro.

1. Una riscrittura perfetta

Per chi non ha letto i libri, il film del 1991 Il Silenzio degli innocenti ha fissato un immaginario ben preciso attorno alla figura di Hannibal Lecter. L’impresa in cui si è imbarcato nel 2013 lo showrunner Bryan Fuller (già noto per aver scritto serie come Dead Like Me, Pushing Daisies e più di recente American Gods e Star Trek: Discovery) non era indifferente eppure sono in molti a concordare sul fatto che la sua trasposizione sia per certi versi migliore di quella cinematografica. In effetti indagare maggiormente sul passato del personaggio permette di conferirgli una dimensione più umana e complessa che, al di là delle sue lampanti deviazioni, conferiscono grande ricchezza a un personaggio di sicuro ricco, sfaccettato e in fondo affascinante. È appunto questa fascinazione del male, non in chiave apologetica bensì quasi universale, che dà a questa serie dei potenti chiaroscuri in cui perdersi e da cui farsi inquietare. Accanto a queste contraddizioni e a dei dialoghi cervellotici scritti alla perfezione, non manca nemmeno una buona dose di macabra ironia che non guasta.

2. Mads Mikkelsen

Se un personaggio già potente come Hannibal Lecter viene qui addirittura migliorato e approfondito, molto del merito oltre alla sceneggiatura va sicuramente a un protagonista come Mads Mikkelsens. L’attore danese, arrivato alla fama internazionale col film di James Bond del 2006 Casino Royale e poi visto anche in blockbuster come Doctor Strange e Rogue One, è uno dei pochissimi interpreti non americani a poter vantare di essere divenuto il personaggio principale di una serie tv mainstream. Merito appunto del suo grandissimo talento attoriale, che conferisce al serial killer delle sfumature davvero raffinate: il suo Lecter è un personaggio snob, pretenzioso, manipolatorio e al contempo elegante, affascinante, quasi delicato. Lo stesso Mikkelsen ha sempre dichiarato che è sempre stata sua intenzione dipingere questa figura come un angelo caduto che, dopo aver visto la perfezione della luce, non può che assecondare il suo macabro gusto per le tenebre.

3. La chimica fra i protagonisti

A poco sarebbe però servito il Lecter di Mikkelsen senza un contraltare altrettanto interessante. Il fulcro intrigante di una serie come Hannibal, infatti, è l’interazione del protagonista con Will Graham, il profiler dell’Fbi interpretato da Hugh Dancy. Il giovane uomo, incaricato di dare la caccia ai peggiori criminali e serial killer, mostra a sua volta forti segni di traumi e instabilità: proprio per questo gli viene affiancato l’esperto dottor Lecter. Fra i due, però, si instaura subito un rapporto di odio-amore e i due termini non sono solo dei modi di dire: la loro relazione è pericolosa e appassionata al contempo, a cui si aggiunge una latente ma anche lampante tensione sessuale. Hannibal e Will non si lasciano mai andare ai propri sentimenti ma costruiscono un rapporto sempre più ambivalente e profondo destinato prima o poi a raggiungere il punto di rottura. L’intesa fra Mikkelsen e Dancy è altrettanto evidente, tanto che i due sono amici di lunga data anche fuori dal set. A coronare il tutto la presenza nel cast di attori di grandissimo calibro come Gillian Anderson, la psichiatra di Hannibal, e Lawrence Fishbourne, che interpreta invece un pezzo grosso dell’Fbi.

4. L’estetica grottesca

Hannibal è una serie mirabile non solo per la sua scrittura e per il modo in cui è recitata ma anche per il modello scenico con cui è portata sullo schermo. Tutto è giocato su un’estetica che sia al contempo terribile e conturbante, angosciante e irresistibile. Il sangue, per esempio, è evocato più volte con diversi liquidi dal colore rosso vivido (dalle salse alla pittura passando per gli inchiostri) e ogni scena del crimine è imbandita quasi fosse un setting artistico. Tanto più sono efferati i delitti e le vivisezioni più elaborate sono le loro rappresentazioni sulla scena, in un contraltare visivo davvero inedito. Il passaggio dalla tenebra alla luce, e soprattutto le sfumature intermedie, sono gestiti con una fotografia impeccabile. Grande spazio, poi, in chiaro richiamo al cannibalismo del protagonista, è dato al cibo: il protagonista è spesso visto mentre cucina i suoi pasti o organizza banchetti per i suoi ospiti, il tutto con piatti succulenti e invitanti, almeno dal punto di vista del loro effetto visivo. Sul set c’erano anche uno chef e una food stylist che davano la loro consulenza affinché tutto apparisse il più appetitoso possibile e anche la maggior parte degli episodi hanno un titolo che richiama una portata o una pietanza.

5. La fine prematura

Nonostante tutte queste qualità, e nonostante fosse universalmente apprezzata dai critici americani, Hannibal è stata prodotta dal canale Nbc solo per tre stagioni, dal 2013 al 2015. La ragione per una cancellazione così improvvisa è purtroppo piuttosto banale: la serie non racimolava abbastanza ascolti, anche se il suo seguito online (ovvero di persone che magari la scaricavano illegalmente) era indubbiamente nutrito. È un peccato perché Fuller aveva in mente un arco narrativo che avrebbe potuto coprire almeno sette stagioni, arrivando a lambire l’incontro di Lecter con la Clarice Starling che poi vediamo ne Il Silenzio degli innocenti. Che una serie sia finita prematuramente spesso non è un motivo per recuperarla, eppure assistere a un tale potenziale andato rovinosamente sprecato è qualcosa di rinfrancante. Fra l’altro all’inizio del 2019 lo stesso Mikkelsens non escludeva del tutto un ritorno in qualche forma della serie e Fuller pare stia cercando di acquisire i diritti dei romanzi per continuare a dare la sua particolare versione di questa storia.

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[Fonte Wired.it]