Qualcuno, su Instagram, sta facendo un film su Mark Fisher. Si potrebbe riassumere cosƬ, piuttosto letteralmente, il progetto We are making a film about Mark Fisher, il film documentario dedicato allāautore inglese scomparso prematuramente nel 2017 e realizzato dal collettivo Close and Remote, guidato dagli artisti visuali Sophie Mellor e Simon Poulter. Il film non ĆØ un biopic nĆ© soltanto una ripetizione del pensiero di uno degli autori più rilevanti del dibattito culturale degli ultimi due decenni. Il film ĆØ, piuttosto, unāatmosfera ā termine che sarebbe piaciuto a Fisher stesso ā che cerca di veicolare il pensiero di Mark Fisher, riattivandone oggi le tracce, a quasi un decennio dalla sua morte, e cercando di riempire i vuoti che la sua scomparsa ha lasciato.
Mark Fisher ĆØ un prisma che ĆØ stato stato in grado di filtrare in maniera assolutamente originale una tradizione culturale immensa, tra la critical theory e il marxismo, riuscendo a comprendere la contemporaneitĆ , tanto la sua etica quanto la sua estetica, forse meglio di chiunque altro. Il suo lavoro, a cominciare da Capitalist Realism (2009), il libro per cui ĆØ più noto e celebrato, si ĆØ progressivamente ritagliato uno spazio centrale nella discussione sulla complessitĆ , la ferocia e lāasfissia di un momento storico iniziato con il neoliberismo e amplificatosi con il Millennium Bug: resta un testo essenziale per comprendere il presente, pur non avendolo raccontato direttamente. Fisher riesce a tratteggiare una precisa sensazione di fine del futuro, di impossibilitĆ di movimento e cambiamento, intercettando un sentimento collettivo di malessere dovuto innanzitutto a una situazione politico-economica e culturale stagnante.
Com’ĆØ nato questo documentario
I futuri perduti di Mark Fisher
Mark Fisher ĆØ stato un teorico e critico culturale e docente britannico; ha lavorato e insegnato alla Goldsmiths, University of London, dove ha influenzato una generazione di studenti attraverso un approccio che intrecciava filosofia, musica, cinema e teoria politica. Ć diventato ampiamente conosciuto per il libro Capitalist Realism (2009) ā tradotto in Italiano da NERO nel 2018 ā in cui ha descritto il capitalismo come un orizzonte onnipresente che limita la capacitĆ di immaginare alternative. Con il blog k-punk e lavori successivi come Ghosts of my life e Post-capitalist desire, Fisher ha esplorato temi come lāhauntologia, i āfuturi perdutiā e la depressione come fenomeno sistemico. La sua produzione, oltre a Realismo capitalista, ĆØ disponibile in italiano, edita da Minimum Fax.
Allāinizio della sua carriera, Fisher ĆØ stato coinvolto nella Cybernetic culture research unit (Ccru), un collettivo sperimentale attivo allāUniversitĆ di Warwick negli anni Novanta. La Ccru combinava teoria critica, cybernetica, filosofia continentale e cultura rave, sviluppando un pensiero radicale e non accademico sulle tecnologie, il capitalismo e il futuro. Quellāesperienza ā di cui hanno fatto parte anche i filosofi Nick Land, la filosofa Sadie Plant, e il musicista Kode 9 ā ha profondamente influenzato il suo stile teorico, la sua attenzione alle atmosfere culturali e il suo interesse per i futuri mancati.


